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Il Censis, gli italiani e i giornali

Oggi è stato presentato il 48° rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese. Per un'alisi complessiva del documento rimando all'articolo di Stefano Cingolani, io qui mi limito a riportare la parte dedicata a mezzi di comunicazione, informazione e pubblicità. Sono numeri inequivocabili, che parlano chiaramente di un settore in crisi non solo economica, ma anche e soprattutto di identità e contenuti.

5 Dicembre 2014 alle 14:56

Oggi è stato presentato il 48° rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese. Per un'alisi complessiva del documento rimando all'articolo di Stefano Cingolani, io qui mi limito a riportare la parte dedicata a mezzi di comunicazione, informazione e pubblicità. Sono numeri inequivocabili, che parlano chiaramente di un settore in crisi non solo economica, ma anche e soprattutto di identità e contenuti.

 

Oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa. Siamo passati da poco meno di 7 milioni di copie giornaliere nel 1990 a meno di 4 milioni. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria dieta mediatica è salita a quasi la metà della popolazione (il 47%). Il 20,8% degli italiani legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web di news. Una domanda di informazione così radicalmente mutata ha determinato un cambio di paradigma anche all'interno delle redazioni giornalistiche. Si registrano flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è avuto nei periodici (-7,7%), poi nei quotidiani (-5,6%) e nelle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1% rispetto all'anno precedente. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dall'editoria giornalistica è stato di 1.662 unità […].

 

Nei primi sei mesi del 2014 si evidenzia un calo complessivo degli investimenti pubblicitari del 2,4%. La televisione ha beneficiato dell'effetto della Coppa del mondo segnando un +1,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, la carta stampata registra una flessione dell'11%, la radio del 2,9% e internet, dopo la galoppata a due cifre conosciuta fino al 2012, ha subito una battuta d'arresto (+0,1%). La televisione si conferma il mezzo dominante, riuscendo a convogliare più della metà delle risorse spese annualmente dalle aziende per l'informazione commerciale, i quotidiani assorbono una fetta di mercato pari al 12,7% contro il 7,6% della stampa periodica, internet si attesta al 7,3% del totale […].

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