La demonizzazione della procreazione

Aumenta l’uso della pillola del giorno dopo e non è una buona notizia

5 Aprile 2018 alle 06:00

La demonizzazione della procreazione

Foto via maxpixel

Calano gli aborti, solo del tre per cento, ma comunque diminuiscono mentre negli anni passati aumentavano. Sembra una buona notizia, ma poi si scopre che questo fenomeno è dovuto alla maggiore diffusione della pillola del giorno dopo. A prima vista si direbbe che non c’è nulla di male, così si evitano le gravidanze indesiderate senza sottoporsi al dramma dell’aborto e senza uccidere una vita in embrione. Se ci si riflette un po’, però, il fatto che in un anno, secondo i dati esposti trionfalmente dalla Società medica italiana per la contraccezione, siano aumentate di 70 mila le donne che ricorrono ai contraccettivi “d’emergenza” cioè successivi al rapporto sessuale, fa un po’ impressione.

 

Si dirà che anche questa è una forma di “liberazione della donna”. Ma liberazione da che cosa? Da un obbligo alla procreazione inteso come negazione della natura femminile o dal suo esatto contrario? A dirlo si passa per bacchettoni, passatisti o peggio, ma la liberazione della donna dalla natura femminile è un problema, una mutazione culturale che alla fine colpisce un carattere fondamentale della personalità femminile e più in generale umana. Nessuno vuole insegnare agli altri come vivere la propria sessualità o imporre come obbligatorie norme morali, il che compete caso mai alle religioni. Ciò non toglie che la crescente demonizzazione della procreazione sia una specie di sottocultura sostanzialmente consumistica su cui bisognerebbe riflettere, intanto per l’evidente significato di sviluppo di un individualismo sintomo di mancanza di speranza. In nome di una concezione laica della vita, che è o deve sempre essere resa degna di essere vissuta.

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