bandiera bianca
Altro che X: votiamo contando fino a cinque. Modesta proposta di riforma elettorale
Introdurre il modello dell’"alternative vote", già usato in Australia, per evitare coalizioni forzate e premiare i “meno peggio”. E ha anche un altro importante vantaggio, anche se non intenzionale
Giacché siamo fra noi, deposito qui la mia modesta proposta di legge elettorale. Funziona così. Si divide l’Italia in tanti collegi quanti sono i seggi disponibili e si vota con l’uninominale secca. Però, anziché limitarsi a vergare una crocetta, l’elettore deve apporre dei numeri: 1 di fianco al nome del candidato preferito, 2 di fianco a quello che sarebbe la sua seconda scelta, poi 3, 4, 5 sempre in ordine di preferenza. A quel punto si procede allo spoglio delle prime scelte. Se nessuno ha ottenuto la maggioranza assoluta, si aggiungono i voti ottenuti come seconda scelta. Se non ci si arriva nemmeno stavolta, si passa alla terza, alla quarta, alla quinta scelta se necessario. Questo tipo di sistema si chiama alternative vote e, con differenze poco significative, è in uso presso democrazie più sviluppate rispetto all’Italia, come l’Australia e Papua Nuova Guinea. Presenta due vantaggi fondamentali, poiché non impone la composizione di coalizioni più o meno traballanti o carnevalesche e consente a ogni elettore di assumere una posizione sfumata, garantendo che alla fine di ogni tornata elettorale abbiano la maggioranza i meno peggio, che è in fondo il succo della democrazia. Certo, presenta anche uno svantaggio enorme: per buona parte dell’elettorato, scrivere dei numeri è più complicato che mettere una X. Ma siamo sicuri che chi non sa contare fino a 5 debba proprio avere diritto di voto?