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Essere cane in Italia
A Bruzzano si è svolta la prima tumulazione simultanea di un cane con il suo padrone. A Vigevano è stato sancito che il cane non è passibile di affidamento congiunto. La legge italiana è una selva di opposti coincidenti che si contraddicono e si divorano
A essere sincero, non so se sia meglio essere un cane di Bruzzano oppure di Vigevano. Mi spiego. A Bruzzano, nell’agro milanese, ormai qualche mese fa si è svolta la prima tumulazione simultanea di un cane e del suo padrone, secondo un’ordinanza comunale che rende possibile restare uniti per sempre. A Vigevano, in Lomellina, durante una causa di divorzio è stato invece sancito che il cane non è passibile di affidamento congiunto, ma deve restare nella disponibilità del singolo ex coniuge che ne risulta formalmente proprietario. In Italia la legge è fatta così, una selva di opposti coincidenti che si contraddicono e si divorano con grave danno alla coerenza.
Nel caso di Bruzzano, dunque, il cane viene equiparato a una persona, almeno nella possibilità di giacere con i suoi cari – come nel caso delle cappelle familiari – e di apparire (benché non da solo) sulla foto col lumino davanti. Nel caso di Vigevano, invece, il cane viene equiparato a un oggetto, poiché non viene reputato un affetto da condividere tramite una mediazione, bensì un bene mobile, come un televisore o un servizio di porcellana, che non può essere distribuito e va assegnato al proprietario materiale. Io, che non sono né di Bruzzano né di Vigevano, se fossi un cane avrei una soluzione semplice per entrambe le circostanze: nel primo caso, più che essere seppellito con qualcuno, preferirei essere vivo; nel secondo, se i miei padroni devono andare in tribunale per litigarmi, rivaluterei l’essere randagio. Ma noi uomini siamo più complicati.
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Oggi crediamo a qualcosa solo se ci sembra esagerato