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La sparatoria in una scuola canadese mette in dubbio le tesi di Michael Moore
La tragedia di Tumbler Ridge è la contraddizione concreta della teoria del regista americano espressa nel documentario “Bowling a Columbine”. O aveva torto già allora, o il Canada anti-trumpiano vive nello stesso clima di paura degli Stati Uniti di George W. Bush
E adesso, Michael Moore? Nel 2002 il documentario “Bowling a Columbine” sosteneva una tesi radicale: negli Stati Uniti e in Canada i dati sul possesso di armi erano comparabili, però al di qua del confine c’erano le stragi nelle scuole e al di là del confine, invece, no. Secondo Moore ciò accadeva perché, a differenza degli statunitensi, i canadesi non vivevano immersi in un continuo clima di paura che induceva a porre così facilmente mano alla fondina e a normalizzare l’utilizzo delle armi da fuoco anche fra ragazzi, come carnefici e come vittime. La sparatoria di Tumbler Ridge è anzitutto ciò che è, ossia una tragedia quale la morte di adolescenti, ma è anche la contraddizione concreta della teoria di Moore: o aveva torto già allora, oppure adesso il Canada anti-trumpiano vive nello stesso clima di paura degli Stati Uniti di George W. Bush.
Global Television, una rete canadese, ha provato a fare il punto sulle sparatorie nelle scuole canadesi prima di oggi: quattro morti nel 2016, due nel 2013, uno nel 2007, un morto e venti feriti nel 2006, un morto e due feriti nel 1999, quattordici morti e altrettanti feriti nel 1989, ben prima che venisse girato “Bowling a Columbine”. Certo, nulla in confronto rispetto all’orripilante curriculum degli Stati Uniti in materia, ma comunque abbastanza da poter chiedere a Michael Moore, in retrospettiva, non solo “e adesso?” ma anche “e allora?”.
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Oggi crediamo a qualcosa solo se ci sembra esagerato
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