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Bandiera Bianca

La parabola tutta autonoma e solipsista di Vannacci

Antonio Gurrado

Ha iniziato autopubblicando un libro, poi si è autoeletto a modello teleologico, promettendo di vannaccizzare la Lega, e poi si è autoidentificato in rappresentante univoco della maggioranza degli italiani. Finirà che si autovoterà pure

Non dimentichiamo che la parabola del generale Vannacci è iniziata autopubblicando un libro, senza passare dall’auspicata e abituale presenza di intermediari editoriali, presentandosi così al pubblico come un fenomeno spontaneo e volitivo, una sorta di volontà di potenza incarnata nell’atto di autoimporsi. Da lì è stato un crescendo di solipsismo. Vannacci si è autopropagandato con una cospicua elargizione della propria presenza sui media; si è autoproposto alla Lega come uomo della svolta; si è autointerpretato con spericolate esegesi quando faceva il gesto X con le dita; si è autoassolto derubricando a inoffensive le proprie esternazioni tacciate di razzismo; si è autoeletto a modello teleologico, promettendo di vannaccizzare la Lega; si è autoritratto al mare con la webcam del telefono e si è autointervistato rispondendo in video alle domande che pensava gli avrebbe voluto porre il popolo italiano; si è autoelogiato per l’aiuto decisivo alla Lega, dicendo che senza le sue preferenze il partito sarebbe crollato al 2 per cento; si è autoidentificato in rappresentante univoco della maggioranza degli italiani a fronte di una minoranza di anormali; da ultimo si è rivelato, oltre che autorevole e autarchico (ma speriamo non autoritario), anche decisamente autonomo nell’autoinstradarsi e rivelare a Salvini che gli vuole bene, ma la sua strada è un’altra. Adesso alcuni sondaggi gli accreditano di più, altri di meno, ma magari la parabola del generale Vannacci potrebbe andare a finire con lui che si autovota.

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