bandiera bianca

Lezione a mano armata. Quando il compito di realtà diventa troppo reale

Antonio Gurrado

La scuola è un recinto protetto o l'anticamera del mondo degli adulti? In Alto Adige un ragazzino delle medie è arrivato a scuola con un coltello stampatop in 3D e in un istante ha messo a nudo tutta l’ambiguità dell’istituzione scolastica

La questione dei metal detector per impedire che gli studenti si portino coltelli negli zaini è in realtà corollario di un tema ben più ampio: il rapporto fra la scuola e la realtà esterna. L’ha posta brillantemente un inconsapevole ragazzino che frequenta le medie inferiori in Alto Adige, presentandosi un giorno con un coltellino (lama di otto centimetri) prodotto autonomamente con la stampante 3D. Ora, appare evidente che la scuola si dibatte in una contraddizione tuttora insoluta. Tradizionalmente, è un ambiente che si pretende protetto, che segue regole diverse dal mondo reale (ragazzi di diciannove anni devono chiedere il permesso di fare pipì) e che ambisce a imprimere sugli alunni dei valori in contrasto con quelli dominanti lì fuori: se incrementa la violenza si tengono le lezioni sul bullismo, se impazza il gioco d’azzardo si pianificano gli incontri sulla ludopatia, se è Natale si allestiscono decorazioni inclusive, eccetera. Allo stesso tempo, con reazione uguale e contraria, la scuola è sempre più diventata il banco di prova tramite cui preparare i ragazzi al mondo reale, ad esempio dirozzando i futuri elettori con l’educazione civica, indottrinando i futuri amatori con l’educazione sentimentale, terrorizzando i futuri risparmiatori con l’educazione finanziaria, eccetera. Ora, a quanto pare, nel mondo reale il principale hobby dei ragazzini italiani è di accoltellarsi – anche per gioco, mi hanno raccontato adulti inorriditi, magari colpendosi di striscio su una coscia come attestato di stima o sfregiandosi in simpatia. Ed è qui che la scuola va in tilt: perché, se da un lato è moralmente riprovevole (e disciplinarmente inaccettabile) che un alunno si presenti a scuola col coltello che si è fabbricato da sé, dall’altro lato va comunque ammesso che questo ragazzino suditrolese il compito di realtà lo ha svolto benissimo.