bandiera bianca

Tokyo, Fini, Meloni e il rimpianto per quel tempo in cui i politici ancora si vergognavano

Antonio Gurrado

Da “Quel mazzolin di fiori” cantato controvoglia da Gianfranco Fini per ragion di stato (e per un errore di traduzione) al selfie col filtro manga della premier giapponese. Oggi non servono interpreti sbadati: la politica canta volentieri da sola

Giorgia Meloni è in Giappone e di certo ricorderà il sublime aneddoto che riguarda una consimile visita ufficiale di Gianfranco Fini. All’epoca ministro degli Esteri, era il 2004, durante la cena di commiato Fini si sentì rivolgere dall’omologo nipponico un invito a cantare qualcosa. Dopo avere cercato più volte di schermirsi, raccontano le cronache dell’epoca, pare che il compassato capo della nostra diplomazia si rassegnasse ad alzarsi ed eseguire; dopo di che, fu il turno del ministro giapponese, il quale tenne un complesso discorso relativo a strategie economiche e geopolitiche. Era accaduto che l’improvvido interprete avesse sbagliato la traduzione del termine originale, fraintendendo “parlare” con “cantare”.

Essendo come lui refrattario alle emozioni, mi compenetro nel povero Fini, costretto a malincuore a intonare “Quel mazzolin di fiori”; ammiro tuttavia la dedizione all’interesse nazionale che lo indusse a compiere un atto che gli era totalmente estraneo, perché si sentiva investito di più elevati doveri di ospitalità e rappresentanza. Leggo invece che oggi l’omologa di Giorgia Meloni ha tutt’altra propensione alla spettacolarità: la prima ministra giapponese Sanae Takaichi si scatta un selfie cui poi applica il filtro manga, oppure si fa insegnare a suonare la batteria dal primo ministro sudcoreano e, dieci minuti dopo, si produce in un duetto alle percussioni in favore di telecamera.

Rimpiango molto Fini e, con lui, il tempo in cui i politici si vergognavano: all’epoca non c’erano i social, quindi al ministro degli Esteri mai sarebbe saltato in mente di caricare online un proprio video canterino; oggi ci sono, pertanto è normale vedere un alto rappresentante delle istituzioni intento a improvvisarsi concertista, maratoneta, chef, influencer, guitto. Bel progresso, la politica.

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