BANDIERA BIANCA

La Barbie autistica serve più ai bambini o agli adulti?

Antonio Gurrado

Non è il caso di mettersi a sindacare su chissà quali intenzioni si celino dietro il nuovo prodotto "inclusivo". L'unico dubbio riguarda il concreto utilizzo delle bambole e sull'idea che i bambini cerchino in loro non rispecchiamento ma proiezione: insomma, che vogliano essere loro come il giocattolo e non che il giocattolo sia come loro

Di sicuro la Mattel conosce i bambini meglio di me, che nutro invece esclusivamente approssimative nozioni su come si fabbrichino e, per il resto, ho al riguardo un’esperienza tanto limitata da sapere soltanto che in genere sono più bassi di noi. Devo fidarmi pertanto quando leggo la notizia che la nota ditta ha immesso sul mercato una Barbie autistica, così che i bambini affetti da autismo possano identificarsi in lei. Non è il caso di mettersi a sindacare su chissà quali intenzioni si celino dietro il nuovo prodotto, che fa seguito alla Barbie cieca del 2024 e alla Barbie diabetica del 2025: è ovvio che un’azienda agisce sempre allo scopo di guadagnare, ma si può guadagnare facendo cose buone o facendo cose cattive. Questa mi sembra una cosa buona. Il mio unico dubbio riguarda tuttavia il concreto utilizzo dei giocattoli.

   

Anch’io infatti sono stato bambino, credo a un certo punto degli anni Ottanta: ricordo che maschietti e femminucce vedevano nei giocattoli cose che non c’erano e cercavano in essi uno strumento tramite cui aprire un varco dalla realtà all’immaginario; nei giocattoli cercavano insomma proiezione e non rispecchiamento, volevano essere come il giocattolo e non che il giocattolo fosse come loro. Forse sono cambiati i bambini, forse sono cambiati i giocattoli, forse è cambiata la società quindi i genitori, adesso, sono molto più attenti dei figli alle implicazioni etiche di bambole e pupazzetti. E la Mattel conosce i bambini meglio di me. Di sicuro conosce benissimo gli adulti.

 

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