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Bandiera Bianca

Salvare le università greche grazie ai fuoricorso europei (italiani in primis)

Antonio Gurrado

La Grecia ha dimezzato il numero di greci iscritti all’università, facendone decadere trecentomila che non davano segni di vita accademica da anni. Ma con loro se ne vanno anche le tasse universitarie, fonte sicura di risorse per la traballante economia della nazione

A quanto pare la Grecia era il paradiso degli studenti fuoricorso, ovvero l’unica nazione europea in cui fosse possibile restare iscritti all’università vita natural durante, secondo una versione poco funzionale del lifelong learning. Ora invece il governo è intervenuto con la mannaia e ha in un sol colpo dimezzato il numero di greci iscritti all’università, facendo decadere (come per magia) trecentomila iscritti che non davano segni di vita accademica da una decina d’anni. È un sacrificio notevole, considerato che con i loro statini spariscono anche le tasse universitarie, fonte sicura di gettito fiscale; viene anzi da pensare che la Grecia avrebbe dovuto agire in senso diametralmente opposto, incentivando i fuoricorso anzi invitando tutti gli universitari europei a un perpetuo Erasmus ellenico.

Duecento anni fa, quando i greci erano ancora ostaggio dell’impero ottomano, giovani da tutta Europa accorsero a combattere per liberarla, offrendo la vita in cambio della sua indipendenza. Sarebbe ora che tutti gli studenti che bivaccano nelle università europee (l’Italia potrebbe spedire un formidabile contingente) si trasferiscano in Grecia e, coi soldi delle loro perpetue tasse universitarie, tengano in piedi la traballante economia della nazione alla cui cultura dobbiamo tutto. In fin dei conti Socrate, il greco più famoso del mondo, non ha mai fatto niente; se malauguratamente avesse combinato qualcosa, la civiltà occidentale non sarebbe progredita così tanto.

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