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bandiera bianca

Cosa ci dice la storia della presunta figlia turca di Trump oltre la cronaca

Antonio Gurrado

Vista dal punto di vista biologico suona come una frottola, ma è il riconoscimento che il presidente americano si colloca nel confuso evo del sovrano padre onnipotente. È anzi l’auspicio che il tycoon incarni i re capricciosi e risoluti dell’immaginario ancestrale

La storia della donna turca che vuole chiedere il test del Dna a Donald Trump per dimostrare di essere sua figlia è poco credibile solo se la si considera con la miopia delle scienze naturali; diventa invece più che vera, diventa archetipica e rivelatrice, osservandola sotto le spesse lenti della storia. È anzitutto una notizia-favola, questa di una donna di Ankara alla quale l’anziana madre rivela infine di averla ricevuta da una ragazza americana messa incinta da un giovane tycoon; è, né più né meno, la storia del figlio perduto/ritrovato/scambiato rintracciabile in ogni mitologia e nelle raccolte di novelle medievali, giù fino alle più tradizionali storielle della buonanotte. È tuttavia anche una notizia che rimonta al tempo dell’assolutismo, in cui i sovrani non solo riempivano la terra di figli illegittimi ma erano giuridicamente considerati padri dei sudditi, poiché su di essi esercitavano la più estesa patria potestas: un diritto di vita e di morte che erano liberi di praticare con clemenza o spietatezza, bilanciando in base all’indole o all’umore l’imposizione della giustizia e la concessione della grazia. È per questa ragione che, non solo anticamente, il sovrano ricorreva alla pratica dell’adozione (pensate agli imperatori romani del II secolo) per esprimere particolare benevolenza verso certi sudditi; viceversa, i sudditi impetravano benevolenza ai sovrani richiedendo, se non l’adozione, di venire trattati come figli. La storia della donna di Ankara sarà pure una frottola se ci si limita ai dati biologici, però è verissima se la si considera sub specie aeternitatis: è il riconoscimento che Trump si colloca prima dei tempi di Althusius e Mariana, nel confuso evo del sovrano padre onnipotente; è anzi l’auspicio che Trump incarni i re capricciosi e risoluti dell’immaginario ancestrale. È un test del Dna a quel che resta della democrazia.

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