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bandiera bianca

L'inattivismo come forma di lotta

Antonio Gurrado

Un manifesto femminista per i pisolini diventa il pretesto per rivendicare il sonno come ultimo spazio di libertà contro ipercapitalismo, sensi di colpa e oppressioni quotidiane: dormire non è fuga, è resistenza

Ho finalmente trovato un attivismo che mi piace e dove meno me l’aspettavo: in un manifesto femminista in favore dei pisolini. Lo ha scritto Virginia Cafaro qualche tempo fa (Le Plurali Editrice) e, colpevolmente, l’ho notato solo ora. Ci avrei guadagnato mesi e mesi di riposo senza il senso di colpa che di solito mi attanaglia – ci attanaglia, attanaglia tutti – quando non sto combinando qualcosa. L’autrice rivendica il diritto al riposino come battaglia femminista, in quanto atto di resistenza contro l’ipercapitalismo che cerca di divorare ogni minuto della nostra vita. In effetti, dormire è forse l’ultimo rifugio di chi cerca di sottrarsi all’alternativa secca fra essere produttori o consumatori; il sonno è l’ultima isola su cui possiamo esercitare la nostra libertà, di cui il femminismo è soltanto una delle varie declinazioni possibili. E così mi riprometto di ampliare i già vasti orizzonti del manifesto, non soltanto dormendo contro il patriarcato, dormendo contro la mercificazione, dormendo contro tutte le mafie, dormendo contro tutte le guerre; bensì dormendo anche contro l’oppressione fiscale, dormendo contro gli hater da social, dormendo contro il fitness e i gourmet, dormendo contro l’invadenza altrui, dormendo contro le relazioni passivo-aggressive, dormendo contro i logorroici analfabeti, dormendo contro ipocriti e provocatori, dormendo contro tutto e contro tutti. Ho finalmente trovato un attivismo che mi piace: l’inattivismo.