(Ansa)
Bandiera Bianca
Ripassare Schopenhauer per comprendere il falso pestaggio fascista denunciato da un sindacalista
Viviamo immersi in narrazioni che deformano i fatti. E quando il mondo viene filtrato da convinzioni emotive e identitarie, anche la politica si trasforma in uno scontro tra fantasie contrapposte, invece che in un confronto razionale
Il mondo è la mia rappresentazione: lo sapeva Schopenhauer e, di conseguenza, chiunque avesse fatto la quinta liceo. Purtroppo però, col passare del tempo, tendiamo a dimenticarcelo; ragion per cui restiamo spiazzati quando si verificano eventi come l’aggressione fascista ai danni del malcapitato segretario genovese del settore edile della Cgil, regolarmente denunciata in procura e regolarmente stigmatizzata da una manifestazione in suo sostegno. Salvo che il sindacalista si era inventato tutto. Nessun fascista lo aveva insultato, nessun fascista gli aveva sputato, nessun fascista lo aveva preso a pugni. Io non credo alla malafede del sindacalista, poiché troppo marchiana e scoperta è stata la sua menzogna, rapidamente smascherata; penso piuttosto che si tratti di un ennesimo esempio di incompatibilità fra noumeno e fenomeno, fra il mondo come è e il mondo come ce lo raffiguriamo per riuscire a orientarci.
Nella testa del sindacalista il fascismo è un pericolo presente e vivo, fomentato da una bolla di narrazioni coerenti, quindi l’aggressione ai suoi danni viene percepita anche se non è reale, forse per proiezione del vittimismo, forse per istintiva autodifesa a fronte di un rischio che lo angoscia. Questa convinzione allucinatoria vale per gli antifascisti che si sentono aggrediti come per gli antivaccinisti che si sentono contaminati, per gli antibergogliani che si sentono traditi da complotti sacrileghi, per i conservatori che si sentono perseguitati dall’egemonia culturale… Tutto ciò si riversa sulla vita politica, che diventa non più confronto fra posizioni concrete bensì scontro inconciliabile fra costruzioni immaginarie. Se oggi il mondo attraversa una crisi della rappresentanza, con eletti che incarnano furibondi capricci irrazionali, è perché gli elettori hanno problemi piuttosto gravi con la rappresentazione.
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