Foto di Tino Romano, via Ansa 

Bandiera Bianca

Conta più il voto o la presenza? Il cortocircuito della scuola italiana

Antonio Gurrado

Il caso del congedo mestruale per le studentesse. Un'idea brillante che mette in luce l'ipocrisia della scuola italiana. La connessione tra la media e il numero di assenze, nonché il suo nonsenso

Curioso, il tic cronachistico che ha indotto a sottolineare come abbia dieci in tutte le materie la ragazza che ha convinto il liceo artistico di Ravenna ad approvare il congedo mestruale per le studentesse che soffrono di dismenorrea. Si sottintende quindi che, se la ragazza avesse avuto tutti sei in pagella, la medesima sensatissima proposta sarebbe stata meno valida o, forse, non sarebbe stata presa sul serio.

 

In compenso, dalle paginate che i quotidiani hanno dedicato al ciclo delle adolescenti, manca il corollario didattico che si trae da quest’innovazione, sufficiente a far cadere uno dei veli di ipocrisia che ammantano la scuola italiana.

 

La legge prevede infatti che l’anno scolastico possa essere superato solo al di sotto di un certo numero di assenze; si fonda sul principio che, per venire promossi, non conti tanto l’azione quanto la semplice presenza, non tanto come si vada a scuola ma il fatto di esserci andati. Questo tetto di assenze può tuttavia essere superato per certificati motivi di salute, e il significativo ampliamento adottato dal liceo di Ravenna presuppone de facto che ottimi risultati possano essere raggiunti anche da alunni che, per i motivi più diversi e privati, preferiscano stare a casa più a lungo senza per questo compromettere il proprio rendimento scolastico.

 

Certifica insomma ciò che tutti sanno ma nessuno dice: meglio frequentare meno lezioni e avere tutti dieci che presentarsi puntualmente ogni mattina e tirare avanti con la media del sei arrotondato.

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