Università di Galway, in Irlanda (Wikimedia commons)

Bandiera bianca

La lingua gaelica alla prova del politicamente corretto

Antonio Gurrado

In Irlanda dire che una persona di colore è nera è razzista poiché la relega alla sua identità, dire che una persona di colore è blu è razzista perché gliela nega. Che fare?

Grandi novità nella lessicografia gaelica: da qualche giorno è stato adottato uno specifico termine politicamente corretto per definire una persona di colore. Pare infatti che abitualmente un uomo nero venisse chiamato fear dubh: fear significa “uomo” e dubh significa “nero” (la poco lusinghiera etimologia di Dublino è dubh linn, “pozza nera”). Ciò causava qualche equivoco, in quanto l’aggettivo può riferirsi indistintamente alla pelle o ai capelli, tanto che in Irlanda sarei fear dubh anch’io; inoltre, apprendo dal Guardian, Fear Dubh con le maiuscole indica il diavolo, l’Uomo Nero per eccellenza. Non sia mai. Un modo di dire più colloquiale e per nulla malevolo era duine gorm: solo che duine significa “persona”, e vabbè, ma gorm significa “blu”.

 

Potrebbe suonare spiazzante, anche se in effetti non siamo abituati a chiamarci “bianchi” pur non essendo color latte? Invece niente: in Irlanda dire che una persona di colore è nera è razzista poiché la relega alla sua identità, dire che una persona di colore è blu è razzista perché gliela nega. Che fare? Pensa che ti ripensa, l’altro giorno i lessicografi gaelici son venuti su con un’idea geniale: il termine politicamente corretto per definire una persona di colore è duine de dhath. Duine significa “persona”; de significa “di”; dhath significa “colore”. Insomma, bastava prendere il dizionario e tradurre: chissà se, quando se ne sono accorti, sono diventati verdi dalla vergogna.

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