Bandiera Bianca

Se De Mita accende la rivoluzione dei giovani

Antonio Gurrado

In una trasmissione tv per studenti l'ex segretario Dc parla di storia, democrazia e politica, smontando le sicurezze dei ragazzi e accusando i loro genitori 

È squarcio, è folgore, è sisma Ciriaco De Mita che dice l’indicibile rannicchiato in un anfratto carbonaro del palinsesto televisivo, una trasmissione pomeridiana di Rai Storia destinata (illustra la scritta in sovraimpressione) agli studenti rimasti a casa. Si chiama “L’Italia della Repubblica” e nemmeno si capisce a prima vista se sia la replica di una di quelle trasmissioni imbastite d’emergenza per la didattica a distanza o se sia un modo di portarsi avanti in vista del forse inevitabile ritorno degli studenti in pianta stabile sul divano.

 

Frammezzo a spezzoni di documentario poco avvincente (in pochi si appassionano ai risultati delle elezioni amministrative del 1951), De Mita riappare a colori rispondendo con garbato tremendismo alle domande dell’intervistatore.  Per gli studenti di oggi De Mita (come Craxi, Andreotti, Pannella, Berlinguer…) appartiene allo stesso scatolone in cui sono dimenticati Facta e Bava Beccaris, Giolitti e Murat; ma con la sua lucida e ipnotica cantilena magnogreca De Mita non sembra parlare sotto cumuli di polvere, anzi, sembra scintillare sub specie aeternitatis e dice perfino di considerare l’esistenza con la prospettiva di chi ne è un po’ fuori. 

 

Più che dal passato, parla dall’eterno. E ammonisce che col tempo si è reso conto che la democrazia – quella che la scuola ci ha insegnato essere il fine ultimo ed eroico del progresso umano, grazie alla sua interpretazione teleologica dei manuali di storia – è in realtà una stagione come un’altra, che arriva e altrettanto insensibilmente passa via, e che si evolverà inevitabilmente in qualcosa di non provato ancora. Così, a novant’anni, pacato e chirurgico, De Mita (in diretta? in replica? al di sopra del tempo?) smonta la retorica degli insegnanti e la sicurezza dei suoi lontani nipotini abituati a dare per acquisiti i diritti su cui siedono, quindi annuncia fra le righe inimmaginabili battaglie; poi se la prende coi politici odierni, che dall’alto suo gratifica di un generico “giovani”, prospettandone l’incapacità di fronte a questi cambiamenti epocali e dicendo che politicamente sono tutti già morti anche se non lo sanno.

 

Colpa, lascia intendere, di quelli che per pigrizia o insipienza li hanno votati inadeguatezza nonostante, ossia i genitori degli studenti cui si rivolge; ed è tanto limpido e cristallino nell’affondare questa coltellata che, prima dell’inizio del successivo spezzone di documentario, ci sarebbe da aspettarsi una sollevazione degli studenti contro l’ottusità dei genitori. Ed è bellissimo cullarsi nel sogno di una rivolta generazionale la cui miccia sarebbe Ciriaco De Mita, se soltanto qualche ragazzo, qualche giovane, qualcuno guardasse davvero le trasmissioni pomeridiane della Rai per gli studenti.

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