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Ecco l'università senza merito che piace alla nuova Italia ignorante e inviperita

La trasmissione "Le Iene" sogna un mondo accademico che, in nome di un’astratta giustizia sociale, rinuncia a competere, a progredire, a far ricerca

6 Novembre 2018 alle 15:26

Ecco l'università senza merito che piace alla nuova Italia ignorante e inviperita

Com’è noto in Italia la ricerca accademica acquisisce credibilità in base al monitoraggio delle Iene, ragion per cui non c’è da sorprendersi se è montata l’indignazione pubblica a seguito di questa denuncia della trasmissione di Italia 1: l’Università di Verona ha bandito un assegno di ricerca da 115 mila euro, anziché i consueti 19 mila, affidandolo a una ricercatrice il cui profilo coincide esattamente con quello delineato dal bando che, quindi, sarebbe ritagliato su misura. Ulteriori motivi d’indignazione: bando e concorso sono del tutto corretti nella forma (ma si sa che nella pancia degli italiani conta solo lo spirito delle leggi), i soldi sono esentasse (come tutti gli assegni di ricerca) e la ricercatrice scritturata, onta suprema, è irlandese. E giù la lagna condivisa sul fatto che con quei soldi si sarebbero potuti pagare poco sei ricercatori italiani.

 

Se si trattasse di una trasmissione comica, avrebbe fatto uno scherzo geniale nell’incitare il popolo a indignarsi perché, per un progetto di ricerca, un’università stanzia più denaro anziché meno e assume una straniera dotata di requisiti specifici anziché, che so, sei compatrioti a caso. Se viene invece considerata una trasmissione seria, è perché livore e sospetto albergano nel cuore di un popolo sempre più ignorante e inviperito al punto da ritenere auspicabile un’idea di università al ribasso: un’università in cui, in nome della spartizione della torta o della guerra fra poveri, si rinuncia a priori a pagare meglio i candidati migliori e ad accaparrarsi con offerte allettanti i pezzi forti sul mercato accademico globale. L’università delle Iene desiderata dagli italiani è quella che in nome di un’astratta giustizia sociale rinuncia a competere, a progredire, a far ricerca.

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Commenti all'articolo

  • ltornillo

    08 Novembre 2018 - 09:09

    Parole sante. Quello che è stato fatto all'Università di Verona è quello che succede in tutte le Università del mondo: si identifica una persona/un gruppo di cui fidarsi e la/lo si finanzia adeguatamente. Soprattutto se la persona in questione ha ricevuto altre offerte. Normale amministrazione. Si presta ad abusi? Sì. Esiste un sistema meno peggiore? No. E sicuramente non sono le Iene che possono dare un giudizio in merito, visto che sicuramente non hanno idea di che cosa sia una biobanca.

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  • carloalberto

    07 Novembre 2018 - 10:10

    E se invece l'università italiana fosse proprio lei a non progredire, a non favorire i migliori, a proteggere solo i raccomandati, a coltivare l'invidia verso chi è più serio e preparato, non fare ricerca seria preferendo le sparate ideologiche? Le prove esistono in abbondanza. Perché il Foglio non si fa un giretto tra i giudizi dell'Abilitazione Scientifica Nazionale, per esempio? Ne vogliamo parlare seriamente, invece di ricorrere alle solite lagne sul garantismo e su quanto sono stupidi e cattivi i grillini? Credete che i baroni universitari targati Pd siano meno arroganti e presuntuosi?

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