Ecco l'università senza merito che piace alla nuova Italia ignorante e inviperita

Antonio Gurrado

La trasmissione "Le Iene" sogna un mondo accademico che, in nome di un’astratta giustizia sociale, rinuncia a competere, a progredire, a far ricerca

Com’è noto in Italia la ricerca accademica acquisisce credibilità in base al monitoraggio delle Iene, ragion per cui non c’è da sorprendersi se è montata l’indignazione pubblica a seguito di questa denuncia della trasmissione di Italia 1: l’Università di Verona ha bandito un assegno di ricerca da 115 mila euro, anziché i consueti 19 mila, affidandolo a una ricercatrice il cui profilo coincide esattamente con quello delineato dal bando che, quindi, sarebbe ritagliato su misura. Ulteriori motivi d’indignazione: bando e concorso sono del tutto corretti nella forma (ma si sa che nella pancia degli italiani conta solo lo spirito delle leggi), i soldi sono esentasse (come tutti gli assegni di ricerca) e la ricercatrice scritturata, onta suprema, è irlandese. E giù la lagna condivisa sul fatto che con quei soldi si sarebbero potuti pagare poco sei ricercatori italiani.

 

Se si trattasse di una trasmissione comica, avrebbe fatto uno scherzo geniale nell’incitare il popolo a indignarsi perché, per un progetto di ricerca, un’università stanzia più denaro anziché meno e assume una straniera dotata di requisiti specifici anziché, che so, sei compatrioti a caso. Se viene invece considerata una trasmissione seria, è perché livore e sospetto albergano nel cuore di un popolo sempre più ignorante e inviperito al punto da ritenere auspicabile un’idea di università al ribasso: un’università in cui, in nome della spartizione della torta o della guerra fra poveri, si rinuncia a priori a pagare meglio i candidati migliori e ad accaparrarsi con offerte allettanti i pezzi forti sul mercato accademico globale. L’università delle Iene desiderata dagli italiani è quella che in nome di un’astratta giustizia sociale rinuncia a competere, a progredire, a far ricerca.

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