Il Louvre di Parigi (foto LaPresse)

Il Louvre è sempre aperto, tranne che per gli studenti israeliani

Giulio Meotti
Intanto Daniel Barenboim si schiera col boicottaggio

Roma. C’è lavoro in abbondanza per Tony Blair, neo inviato speciale dell’Unione europea per la lotta contro l’antisemitismo. Jean-François Carenco, il prefetto dell’Ile-de-France, ha aperto un’inchiesta per discriminazione su un caso allucinante reso noto da Libèration. Gli studenti israeliani dell’Università di Tel Aviv intendevano volare a Parigi a fine giugno per visitare alcune importanti istituzioni culturali francesi. Il professor Sefy Hendler, specialista in Rinascimento italiano, scrive ai servizi di prenotazione del Louvre e della cappella gotica Sainte-Chapelle. “Ci dispiace, non abbiamo alcuna possibilità per quel giorno”, risponde laconico un funzionario della Sainte-Chapelle. Anche il Museo del Louvre fa sapere: “Non abbiamo alcuna disponibilità”. Sefy, insospettito, decide di capire cosa c’è dietro. Perplesso per il doppio rifiuto perentorio, il professore israeliano, che vanta credenziali di sinistra, tenta un esperimento inviando, appena pochi giorni dopo, due nuove richieste di prenotazione. Questa volta lo fa a nome di un non meglio precisato “Istituto d’arte” di Firenze e dell’Abu Dhabi Art History College. Istituzioni del tutto inventate, ma che ricevono risposte rapide e positive dai musei e dalla cappella: “C’è posto”.

 

“Sono rimasto scioccato, sconvolto”, ha detto Sefy Hendler ad Haaretz, con cui collabora. Così il docente scrive a François Heilbronn, presidente dell’Associazione di amicizia francese con l’Università di Tel Aviv e professore a Sciences-Po. Heilbronn prende i moduli di prenotazione e gli scambi di posta e li invia al direttore del Louvre, Jean-Luc Martinez, a Philippe Belaval, capo Centro per monumenti nazionali (che gestisce Sainte-Chapelle) e a Fleur Pellerin, ministro della Cultura. I musei si trincerano dietro alla spiegazione di un automatismo nelle risposte e al fatto che, secondo loro, non c’è stata alcuna discriminazione. “Aperto a tutti dal 1793, il Louvre porta i valori di universalismo e non tollera alcuna discriminazione nei confronti di chiunque e in ogni forma di attività”, recita il comunicato del museo.

 

Di boicottaggio si parlerà in un convegno il 22 giugno a Gerusalemme alla Hebrew University, un’iniziativa dell’Università Europea di Roma, in occasione di un convegno organizzato da Paolo Sorbi sui temi di acqua, gas e biotecnologie. Intanto prosegue la lista di illustri personalità della cultura che approvano il movimento di boicottaggio dello stato ebraico. Juliette Greco, la musa di Saint-Germain-des-Prés, è una delle poche che ha respinto la pressione a boicottare Israele e si è esibita a Tel Aviv. Elvis Costello, Vanessa Paradis, Carlos Santana, Annie Lennox, Neil Young e Brian Eno hanno aderito a un lungo elenco di artisti boicottatori. Il movimento è diventato molto importante in Gran Bretagna, dove il suo attivista più noto è Roger Waters dei Pink Floyd.

 

[**Video_box_2**]In un’intervista rilasciata a Channel 4 News, anche il direttore d’orchestra Daniel Barenboim si associa al movimento contro lo stato ebraico: “Provo grande solidarietà con il movimento di boicottaggio per tutto ciò che ha a che fare con il governo israeliano. E’ assolutamente comprensibile, e mi piacerebbe farlo”. Forse Barenboim farebbe bene a ricordare che la sua orchestra multiculturale, la West-Eastern Divan Orchestra, creata con il palestinese Edward Said, è stata bandita al festival della musica del Qatar. Soltanto perché Barenboim è ebreo. Perché l’odio per Israele non distingue fra ebrei buoni ed ebrei cattivi.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.