Un'unità della Marina americana lancia un missile Tomahawk (foto AP)

Parigi aveva un segreto

Caccia a un disertore dell'intelligence francese passato con al Qaida

Daniele Raineri

Tra gli obiettivi dei bombardamenti americani in Siria c’è un ex agente esperto di esplosivi, scrive McClatchy.

Roma. Un agente dei servizi francesi che ha disertato ed è passato con al Qaida era tra i bersagli della prima ondata di attacchi americani in Siria, il 23 settembre scorso, scrive Mitchell Prothero, giornalista dell’agenzia americana McClatchy. Almeno due fonti indipendenti l’una dall’altra e appartenenti a servizi segreti occidentali confermano a Prothero quello che è descritto come “un incubo che finora ci eravamo risparmiati”: il francese è “il disertore più alto in grado mai passato al gruppo terroristico” ed è sfuggito agli attacchi. E’ considerato più importante di Muhsin al Fadhli, un kuwaitiano di 33 anni ex confidente di Osama bin Laden che le agenzie d’intelligence americane considerano il leader del cosiddetto “Gruppo Khorasan”. Secondo la descrizione data dal governo americano il Gruppo è formato da circa due dozzine di uomini di al Qaida che si sono trasferiti dall’Afghanistan alla Siria per organizzare attentati contro l’occidente sotto la protezione del gruppo Jabhat al Nusra (che tecnicamente è al Qaida in Siria).

 

Il disertore francese è un esperto di esplosivi e delle procedure operative usate dalle intelligence occidentali e comandava una piccola cellula di cinque uomini osservata fuori da una moschea di Idlib, una regione settentrionale della Siria al confine con la Turchia (controllata quasi interamente dai ribelli). Non è chiaro se ha disertato dall’intelligence militare francese – che si chiama Drm, Direction du Renseignement militaire – oppure dai servizi segreti francesi che si occupano delle questioni all’estero – la Dgse, Direction générale de la sécurité extérieure. Quest’ambiguità è dovuta alla specializzazione dell’agente, che fa presupporre un passato da soldato. Il passaggio dai reparti militari alle agenzie di intelligence non è raro, soprattutto negli anni recenti. Secondo fonti tra i ribelli siriani il francese era sorvegliato di continuo dagli americani; forse non così strettamente però, perché è scampato a un bombardamento sparso con 47 missili Tomahawk. All’inizio di settembre anche una nave spia francese è stata avvistata al largo delle coste della Siria.

 

Secondo una fonte dei ribelli, l’agente ha combattuto con al Qaida in Afghanistan. Questa informazione aggiunge una nuova dimensione al caso, già complicato. L’uomo non fa parte delle centinaia di volontari francesi andati in Siria per combattere il jihad, ma ha raggiunto l’Afghanistan (anni fa?), ha convinto la leadership centrale del gruppo di essere un disertore autentico e ha superato un vetting – un processo di verifica dell’identità e delle intenzioni di un candidato – che per forza di cose deve essere stato davvero rigoroso, perché al Qaida teme gli infiltrati dei servizi segreti. Da lì, l’ex agente è stato mandato in Siria, dove le occasioni per reclutare volontari per gli attacchi contro l’occidente sono infinitamente più frequenti e c’era anche una relativa impunità – prima dell’inizio degli attacchi aerei lo scorso 23 settembre.

 

[**Video_box_2**]Il giornalista Prothero di solito lavora a Beirut e ora è a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per seguire la guerra della Coalizione contro lo Stato islamico. Ha sentito almeno quattro fonti, tra servizi segreti e ribelli siriani, per validare uno scoop che ieri è stato smentito dal governo francese ma confermato alla rete Abc dai servizi americani. A Parigi la Difesa dice che sì, c’è un cittadino francese dentro al Qaida, ma semplicemente “si è allenato con alcuni militari francesi in passato”. Se gli americani l’avessero colpito, avrebbero sigillato un segreto imbarazzante per il governo francese.

 

Il caso Mohammed Merah nel 2012

 

La leadership centrale di al Qaida ha dimostrato in passato di avere un servizio di controspionaggio. Nel dicembre 2009 il gruppo spedì un infiltrato dei servizi segreti giordani a un campo della Cia a Khost, vicino al confine pachistano, e quello, con la scusa di portare informazioni sul leader Ayman al Zawahiri, si fece ricevere e uccise sette agenti americani con una bomba.

 

Lo scoop di McClatchy apre una serie di questioni. Che genere di prova di lealtà ha dato il disertore dei servizi segreti francesi per farsi accettare da al Qaida? I servizi segreti francesi sono considerati tra i più attivi e preparati nella regione mediorientale, cosa non ha funzionato nel loro processo di selezione di agenti e informatori? Nel marzo 2012 la Dgse è finita sotto attacco per un altro errore: aveva messo sotto sorveglianza e aveva pensato di reclutare come fonte un giovane di Tolosa di origini algerine, Mohammed Merah, ma poi l’aveva dimenticato. Catalogato da anni come estremista pericoloso, Merah andò ad addestrarsi con al Qaida in Pakistan e poi tornò in Francia, dove uccise sette persone.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)