Sergio Marchionne con alcuni operai a Torino (foto LaPresse)

Modello Marchionne a Wolfsburg

Redazione

Le indiscrezioni (smentite) su una fusione e le lezioni industriali.

Solo una bufala? O, magari, un piccolo giallo d’estate che tradisce le inquietudini dello squadrone dell’Auto tedesca, il Volkswagen team, deciso a conquistare la sua Coppa del Mondo, cioè il primato nelle vendite entro il 2018. Ricapitoliamo: giovedì il titolo Fiat ha preso il volo in Borsa dopo la pubblicazione sulla rivista tedesca Manager Magazine dell’indiscrezione su una trattativa tra il colosso di Wolfsburg ed Exor, la cassaforte di casa Agnelli. Oggetto degli incontri sarebbe la cessione di parte o tutto il gruppo Fiat-Chrysler, eccezion fatta per la Ferrari. Le Borse hanno prima preso sul serio lo scoop poi, dopo le smentite di Exor e di Volkswagen, non hanno voltato le spalle al titolo del Lingotto, in terreno positivo anche ieri. Anche perché da Francoforte è arrivata una nuova bordata, stavolta da un pulpito più autorevole: Handelsblatt, il quotidiano economico d’oltre Reno, torna in prima pagina sulla vicenda. Sarebbe John Elkann, secondo la ricostruzione, a voler uscire dal mondo delle quattro ruote per concentrarsi sulla sua vera passione: l’editoria, nuovi media in particolare. Anche a costo di deludere Sergio Marchionne che punta con decisione sul rilancio dell’Alfa.

 

Sarà così? Aspettiamo i prossimi gossip d’oltre Reno, consapevoli che per ora fa testo la secca precisazione arrivata giovedì sera da Exor: “Non abbiamo intrattenuto discussioni con Volkswagen in merito a una possibile fusione”. Ma l’offensiva della stampa tedesca suscita più di una curiosità. Tra gli analisti dell’Auto non stupisce l’interesse di Wolfsburg, a caccia di occasioni per raggiungere e staccare la rivale Toyota: Chrysler, resuscitata da Marchionne, gode di quell’immagine di fiducia e rispetto che non è stato raggiunto oltreoceano dai tedeschi. Dopo il flop di Daimler, scappata da Detroit in fretta, non è andata molto meglio finora a Volkswagen: la cogestione alla tedesca imposta al nuovo stabilimento di Chattanooga sotto la regia di Bernd Osterloh, l’uomo forte del sindacato a Wolfsburg, è stata respinta e si è tradotta in un disastro per l’immagine del gruppo negli States. Per venire a capo del problema niente di meglio che sfruttare il lavoro di Marchionne. Con buona pace di Susanna Camusso e Maurizio Landini, non è il manager in pullover a dover prendere lezioni di relazioni sindacali, bensì i profeti della cogestione.

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