Boicottaggio presbiteriano

Le chiese protestanti contro Israele. Ecco “l'Intifada del paradiso”

Giulio Meotti

Dai metodisti agli episcopaliani, i cristiani ricchi e liberal d’America si schierano contro Gerusalemme. Non solo America. Anche in Europa i protestanti isolano economicamente lo stato d’Israele

Molti presidenti degli Stati Uniti (da Woodrow Wilson in su) sono stati membri della chiesa presbiteriana, una delle più blasonate confessioni protestanti d’America. E poi giudici della Corte suprema, segretari di stato (Condoleezza Rice è figlia di un reverendo presbiteriano), membri del Congresso: i presbiteriani sono una delle grandi potenze d’America. Certamente in declino di fedeli, ma con ancora un carisma politico ed economico di peso. Sono le chiese “mainline” di cui fanno parte poi i Rockefeller, i Vanderbilt e i Carnegie, le grandi aristocrazie capitalistiche. Per questo ha fatto scandalo il voto, 310 a 303, a Detroit con cui la chiesa presbiteriana ha deciso di boicottare lo stato d’Israele. Cristiani contro Israele. Ce n’è abbastanza. Come dice Yitzchok Adlerstein, il direttore degli Affari interreligiosi presso il Simon Wiesenthal Center, “queste chiese hanno molti membri nel Congresso, rappresentano il cuore dell’America e hanno adottato una serie di risoluzioni ostili a Israele”.

 

Basta investimenti in compagnie come la Caterpillar, la Hewlett-Packard e la Motorola, accusate dalla chiesa presbiteriana di essere “complici dell’occupazione d’Israele”. Il valore di questo pacchetto azionario detenuto dalla chiesa americana vale ventuno milioni di dollari. Con il voto anti israeliano di questa settimana, tutte le cinque grandi denominazioni protestanti d’America – metodisti, presbiteriani, episcopaliani, luterani e United Church of Christ – hanno adottato forme più o meno dirette di boicottaggio economico nei confronti dello stato ebraico. Come disse negli anni Settanta Willem van der Hoeven, “è una Intifada dal paradiso”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha risposto così al boicottaggio: “Organizziamo un tour in autobus per i presbiteriani nella regione, Siria, Libano, Iraq… Che vengano poi in Israele a vedere come si salvaguardano i diritti delle minoranze”. E’ fallito il tentativo di alcuni presbiteriani guidati da Gus Niebuhr, nipote del famoso teologo Reinhold Niebuhr, di moderare la risoluzione contro lo stato ebraico.

 

E’ il voto anti israeliano più drammatico mai approvato da una chiesa protestante. Queste denominazioni fanno parte del Consiglio mondiale delle chiese (World Council of Churches), fondato nel 1948, con sede a Ginevra e che rappresenta 590 milioni di cristiani soprattutto protestanti, sempre più ostile a Israele, in modo particolare durante i conflitti. La scorsa settimana, la United Methodist Church, il più importante gruppo mainline protestante d’America, aveva dichiarato di vendere azioni dell’azienda di sicurezza G4S, che rifornisce di tecnologia l’apparato militare e civile d’Israele. Della denominazione metodista, per dirne alcuni, fanno parte Hillary Clinton e John McCain e ha un valore azionario di venti miliardi di dollari. “L’investimento della chiesa metodista nell’azienda G4S riguarda soltanto 110 mila dollari del valore di partecipazioni azionarie”, ha detto David Wildman, direttore per i diritti umani e la giustizia della chiesa metodista. “Ma l’azione è destinata ad avere un impatto simbolico maggiore”.

 

E, come riporta il Financial Times, un effetto il boicottaggio lo ha subito ottenuto. Per evitare ricadute economiche, la G4S interromperà i rapporti commerciali con Israele, a cui riforniva finora gli apparati di sicurezza per i checkpoint in Cisgiordania e per la prigione di massima sicurezza di Ofer, dove si trovano molti terroristi palestinesi.

 

[**Video_box_2**]Le relazioni fra Israele e i protestanti presbiteriani erano diventate drammatiche dopo la pubblicazione, da parte dell’Israel-Palestine Mission Network della chiesa presbiteriana, di uno studio intitolato “Zionism unsettled”, in cui si demolivano i fondamenti stessi di Israele. In un saggio pubblicato dal Journal of Ecumenical Studies, Adam Gregerman ha scritto che queste chiese “perpetuano le immagini degli ebrei come malevoli, antisociali, ostili ai non ebrei”. Infatti la rivista dei presbiteriani, Church and Society, ha pubblicato un saggio del teologo Robert Hamerton-Kelly in cui si definisce il giudaismo come “una religione primitiva e sanguinaria”. Uno dei più noti studiosi della Bibbia, Walter Brueggemann, che insegna al Columbia Theological Seminary affiliato alla chiesa presbiteriana, si è invece chiesto se la nozione di “popolo eletto” degli ebrei non porti alla “violenza”.

 

La deriva antisionista riguarda anche altre denominazioni. Nel 2012 la Friends Fiduciary Corp., che gestisce i beni dei quaccheri, avevano venduto gli asset in tre compagnie che avevano legami con l’esercito israeliano. Nel 2013 il Mennonite Central Committee aveva poi votato per il boicottaggio anti israeliano. Un anno fa la celebre Dumbarton United Methodist Church di Washington, dove andava a pregare il presidente Abramo Lincoln, aveva promosso il boicottaggio contro Israele. Poi era stata la volta della Evangelical Lutheran Church in America, che ha approvato la politica “Peace, not walls”, per evitare di investire in aziende legate alla sicurezza di Israele. Poi ci sono gli episcopaliani, con due milioni di fedeli, settemila chiese e la comunione con la Church of England. Questa ha abbracciato “l’investimento positivo” anziché il boicottaggio, ma la sostanza non cambia: isolamento economico di Israele. Su posizioni radicalmente anti israeliane è la United Church of Christ, la confessione d’origine del presidente Barack Obama (è la chiesa del pastore Jeremiah Wright, che accusò Israele di “terrorismo”). Lo scorso marzo, anche la United Methodist General Board of Church & Society ha votato la risoluzione numero 4011 per il boicottaggio della Sodastream, azienda israeliana leader mondiale nei prodotti di trattamento dell’acqua minerale che esiste da 107 anni ma che ha la “colpa” di dare lavoro a molti palestinesi nell’insediamento di Mishor Adumim.

 

Odium fidei Le decisioni in America hanno eco nel resto del protestantesimo. Di recente, il Consiglio nazionale delle chiese in Australia ha approvato una risoluzione che esorta i fedeli a boicottare le merci israeliane. In nord Europa il boicottaggio d’Israele è mainstream: in Svezia, con la Church of Sweden e la Lutheran State Church; in Norvegia, con l’International Advice Council della chiesa norvegese; in Olanda, con la Protestantse Kerk che ha deciso di riesaminare “la politica di solidarietà con Israele”; in Inghilterra, con la British Methodist Church. Ma soprattutto con la Church of England, che ha rivisto i suoi investimenti nella Veolia, “colpevole” di lavorare alla linea ferroviaria Gerusalemme-Tel Aviv. Da Israele si accusano queste chiese di “odium fidei”. Odio religioso. All’inizio dell’evo moderno, i protestanti attaccarono gli ebrei in quanto “serpens antiquus qui vocatur Diabolus et Satana”. Oggi è la guerra contro il “piccolo Satana”.

Di più su questi argomenti:
  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.