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Wie es geschehen ist

La testuggine renziana alla prova Mineo: non si fanno prigionieri

Mario Sechi

E’ venerdì 13 e in effetti, che orrore, sul taccuino c’è un po’ di roba splatter. Il sindaco democratico di Venezia patteggia e si dimette.

E’ venerdì 13 e in effetti, che orrore, sul taccuino c’è un po’ di roba splatter. Il sindaco democratico di Venezia patteggia e si dimette. Casualmente il verbale del suo interrogatorio finisce in redazione e la lettura non è da brivido felino. Sono le 14 e 53, dopo quella del freddo comincia puntualissima l’emergenza del caldo (“bollino rosso in undici città”), padre Federico Lombardi, l’eminenza della Sala stampa vaticana, annuncia che “il Papa sta lavorando a un’enciclica sull’ambiente” (Agi, ore 14 e 24). Ce n’è bisogno, il clima è surriscaldato dal Pd tornato in versione Tafazzi, con i dissidenti che vogliono conservare le cariche istituzionali e i vincenti che si occuperebbero volentieri d’altro ma devono disinnescare il tic tac sulle riforme. Matteo Renzi alle 6 e 23 twitta: “A #palazzochigi al lavoro sul consiglio dei ministri di oggi. #buongiorno”. Sì, ma Vannino Chiti è “offeso e amareggiato” mentre Luigi Zanda dice che bisogna “stare attenti alle divisioni”. Splash.

 

Tutto comincia martedì 10 giugno con Mario Mauro, impopolare nel suo gruppo tanto da venir defenestrato dalla commissione Affari costituzionali. Lui non la prende benissimo: “E’ una questione di lesa maestà”. A Palazzo Madama si respira un’arietta strana, da post ballottaggio vinto senza gloria, ma Maria Elena Boschi assicura che “l’accordo è vicino e siamo nei tempi”, lunedì 9 giugno ha incontrato Giorgio Napolitano, il quale non vede l’ora che il pacchetto di riforme prenda il volo senza volatilizzarsi: “L’interesse generale del paese suggerisce cambiamenti e riforme in molti campi, anche istituzionali” (ciak, si gira! dalla cerimonia per il David di Donatello, ore 12 e 05). Ma il virus del malpancismo frena gli ingranaggi e sul Moleskine piovono richieste di Maalox a raffica. Nel centrodestra s’apre un Fitto dibattito senza trama, mentre l’urgenza è bloccare in anticipo i “professionisti del pessimismo” (Renzi a Maroni che vede l’Expo in ritardo), poi c’è quel Corradino là che non dà segni di resa e la Boschi, sublime caterpillar renziano, mercoledì 11 giugno alle ore 11 e 56 avverte: “C’è un capogruppo, un gruppo, a ognuno il suo ruolo”.

 

[**Video_box_2**]Niente, i radar di Mineo sono spenti e finisce contro un muro di titanio quando calano le ombre della sera e il gruppo del Pd decide che si volta pagina: Maurizio Migliavacca fa il commissario al posto di Vannino Chiti, diventa effettivo il senatore Roberto Cociancich al posto di Luciano Pizzetti, il sottosegretario alle Riforme Luigi Zanda prende il posto di Mineo. La testuggine renziana è schierata. Niente prigionieri. Notte agitata. Mattina arroventata. Giovedì 12 giugno, alle ore 11 e 25, tredici senatori si iscrivono al club dei paesi non allineati. A Luca Lotti, braccio destro e sinistro di Renzi a Palazzo Chigi, fiammeggiano i riccioli: “Credo che 13 senatori non possano permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori e non possono bloccare le riforme che hanno chiesto gli italiani” (ore 13 in punto). Maria Elena Boschi ha un sorriso sulfureo: “Le riforme non si fermano se dieci senatori la pensano diversamente” (ore 13 e 19). Francesco Russo apre l’asilo Mariuccia: “A Mineo e ai civatiani dico che stanno facendo la figura dei bambini capricciosi” (ore 13 e 24). E lui, Corradino che fa? Galoppa nella Mancia, al suo fianco c’è il Casson (Felice) che sostiene l’incostituzionalità mentre Mineo perde stile e staffe evocando il peccato della “vanità” femminile.

 

Trame da lontano oriente. Alle 17 e 09 squilla il telefono. Matteo Renzi dal Kazakistan si è connesso con Uber: “E’ stupefacente che Mineo parli di epurazione. Il partito non è un taxi che si prende per farsi eleggere”. Corsa assegnata e righe a disposizione in esaurimento. Wall Street apre in rialzo, Renzi è in Consiglio dei ministri, alle 21 scendono in campo Spagna e Olanda, è venerdì 13, l’omonimo film “de paura” l’hanno rifatto tredici volte e tredici senatori del Pd si sono autosospesi. Come misurare l’errore con la simbologia dell’orrore.

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