Uranio inquieto in Iran

Redazione

Chi crede di avere visto il fondo con gli abbagli delle grandi autorità di controllo finanziario, agenzie di rating ed enti di sorveglianza sulle banche incapaci di vedere l'onda lorda dei debiti, dimentica che c'è anche l'Agenzia atomica delle Nazioni Unite. Ieri l'Aiea – che deve monitorare e contrastare la proliferazione delle armi nucleari –  ha confessato un clamoroso errore di calcolo in Iran.

    Chi crede di avere visto il fondo con gli abbagli delle grandi autorità di controllo finanziario, agenzie di rating ed enti di sorveglianza sulle banche incapaci di vedere l'onda lorda dei debiti, dimentica che c'è anche l'Agenzia atomica delle Nazioni Unite. Ieri l'Aiea – che deve monitorare e contrastare la proliferazione delle armi nucleari –  ha confessato un clamoroso errore di calcolo in Iran: nel deposito nucleare di Natanz la Repubblica islamica dispone di 839 chilogrammi di uranio arricchito e non di 630, utilizzabile in potenza per costruire bombe atomiche. Di colpo, le riserve di materiale nucleare utile di Teheran aumentano di un terzo rispetto a quanto i funzionari dell'Onu avevano registrato nel loro ultimo inventario lo scorso novembre.

    Considerato che tutta l'opera diplomatica di dissuasione della comunità internazionale, fatta di sanzioni commerciali, incentivi e minacce, è calibrata con attenzione sui progressi del programma atomico dell'Iran, ieri le Nazioni Unite si sono svegliate con un panorama nuovo sotto gli occhi. Il rapporto dell'Aiea, per la prima volta, dice esplicitamente anche che da adesso Teheran dispone di abbastanza uranio arricchito per ottenere con un'ulteriore raffinazione  i 20 chilogrammi di materiale da fissione considerati necessari a produrre la bomba atomica. Le stime precedenti fissavano questa data tra la fine dell'anno e il 2012. Ma il traguardo, secondo i calcoli della comunità scientifica americana, con gli stessi dati a disposizione, era già stato tagliato a novembre. L'Agenzia atomica ha tre mesi di ritardo.

    Analisti ed esperti indipendenti che basano i loro rapporti sui dati ufficiali Onu ora ammettono il disorientamento. “Siamo accecati dalla sorpresa – dice David Albright, dell'Istituto per la Scienza e la sicurezza internazionale di Washington – non ce lo aspettavamo”. “E' molto peggio di quanto credessimo – dice Gary Milhollin, direttore del progetto Wisconsin sul controllo delle armi nucleari – è allarmante che la produzione effettiva sia stata sottostimata di un terzo”.

    L'Aiea in conferenza stampa spiega che l'errore è da addebitare agli iraniani, che avevano calcolato male la quantità nel novembre scorso. Lo sbaglio sarebbe stato scoperto già tre mesi fa e sarebbe stato rivelato soltanto adesso. Ma la differenza tra l'uranio dichiarato e quello reale insospettisce: da dove spunta fuori il materiale atomico in più? Il sospetto, non nuovo, è che gli iraniani abbiano un programma di arricchimento parallelo e clandestino. Assieme all'errore sulla quantità di uranio arricchito, il rapporto dell'Aiea rettifica pure le informazioni conosciute sul numero di centrifughe: a novembre erano 3.800; oggi il totale, tra quelle in funzione e quelle in prova, è di 5.600.

    Il rapporto dell'Aiea spiega che l'Iran ha cessato ogni forma di cooperazione con gli ispettori, per chiarire se c'è anche un programma bellico. Per esempio, impedisce loro l'accesso al reattore ad acqua pesante di Ardak, in costruzione, dove si sospetta che gli iraniani vogliano estrarre plutonio per uso bellico dalle barre di combustibile atomico. Però – dice l'Aiea – c'è anche qualche segnale di distensione, dovuto verosimilmente alle aspettative del governo iraniano su una cauta apertura dell'Amministrazione americana di Barack Obama: da novembre a oggi sono state aggiunte soltanto 169 centrifughe nucleari, il 5 per cento in più. L'Agenzia lo considera “un rallentamento evidente”.
    Il fronte internazionale ha reazioni sempre più articolate. Tre giorni fa il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha aperto all'Iran, auspicando una sua partecipazione al vertice G8 di Trieste a giugno. Frattini considera il coinvolgimento di Teheran essenziale per portare stabilità nella regione afghana-pachistana. Israele, invece, ha appena messo l'Iran in cima alla lista delle minacce alla propria esistenza. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, parlando alla televisione di stato, taglia corto: ha appena detto che quello nucleare è ormai un capitolo “chiuso”. “Chi ancora continua a parlarne si sta facendo soltanto del male da solo”.

    Il rapporto dell'Aiea, a lato della questione iraniana, sconfessa il regime siriano. Nel settembre 2007 l'aviazione israeliana, guidata da commandos a terra, ha raso al suolo l'installazione segreta di al Kabir, dove tecnici nordcoreani passavano la loro tecnologia atomica ai siriani. Secondo fonti diplomatiche, Damasco ha ripulito il sito prima di consentire l'accesso agli ispettori Onu, scavando un enorme cratere e trasportando via il terreno. Ma l'Aiea ha rilevato piccole tracce di uranio. La Siria sostiene che è quello delle bombe israeliane: ora il rapporto dice che è impossibile. Eppure tre mesi fa l'Agenzia atomica ha proposto un finanziamento da 350 mila dollari in tre anni per il progetto di un reattore civile da donare alla Siria.