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Conservatori impazienti

Il lamento di Dolan per la chiesa di Francesco

All’inizio era stato l’arcivescovo di Philadelphia, il cappuccino Charles Chaput, a rivelare che “nei settori conservatori della chiesa c’è chi non ha fatto i salti di gioia per l’elezione di Bergoglio a Papa”. A far storcere il naso all’ala “destra”, in particolare, sono stati i silenzi sulle questioni etiche e morali, e Chaput sottolineava non a caso che “aborto e matrimonio sono temi dottrinali e non politici sui quali tutti i vescovi (compreso il vescovo di Roma) devono esprimersi”.

02 AGO 2013

L'offensiva sociale del Papa callejero

Se Giovanni Paolo II aveva votato il pontificato all’abbattimento del comunismo e alla grande battaglia per la difesa e l’affermazione dei cosiddetti principi non negoziabili – lotta che sarebbe sfociata nel ’95 nell’enciclica Evangelium Vitae in cui si difendeva la vita umana dal concepimento alla fine naturale –, Francesco spinge forte sull’offensiva sociale. Missione, poveri, periferie, ultimi e dimenticati: è qui, nella favela di Varginha, nell’ospedale per tossicodipendenti, nel carcere minorile di Casal del Marmo, sull’altare posticcio e multicolore di Lampedusa, che si vede la cifra del suo pontificato. Questione di priorità, fa intendere il gesuita preso alla fine del mondo.

31 LUG 2013

Papa in piedi

Gay, pedofili e quattrini. L’aeroversione di Francesco

Parla di ogni cosa, Papa Francesco, tra i sedili grigio-verdi dell’airbus 330 che lo riporta (assieme ai giornalisti al suo seguito) a Roma dopo la settimana della gioventù passata tra il santuario di Aparecida, la spiaggia di Copacabana e la favela di Varginha. Un’ora e venti in cui il Pontefice, stando in piedi, ha risposto alle domande della stampa. A tutte, senza eccezioni, senza glissare su quei temi su cui la tradizionale diplomazia vaticana aveva sempre preferito mantenere il riserbo. Subito gli viene chiesto come intenda affrontare la questione della cosiddetta lobby gay.

29 LUG 2013

La prossima Gmg a Cracovia nel 2016

Il Papa saluta il Brasile e invita i giovani alla missione

Erano tre milioni i giovani che hanno affollato la spiaggia di Copacabana per la messa che ha concluso la Giornata mondiale della gioventù di Rio, la prima di Papa Francesco. In prima fila, i principali leader politici latinoamericani: dalla padrona di casa, Dilma Rousseff alla "presidenta" argentina Cristina Kirchner, fino al capo dello stato boliviano Evo Morales. Nell'omelia, il Pontefice si è rivolto soprattutto ai giovani, ai quali ha chiesto di "andare, uscire dal piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della comunità". L'invito a farsi discepoli missionari è stata la cifra caratterizzante il viaggio di Bergoglio. Leggi anche La rivoluzione di Copacabana dal blog L'altro mondo

29 LUG 2013

Francesco a Copacabana chiama i giovani alla rivoluzione

Un milione di giovani ha accolto il Papa, tra il freddo e la pioggia, sul lungomare di Copacabana. E’ lì che ieri sera si è tenuta la festa di accoglienza, il primo momento di contatto ufficiale tra Francesco e il popolo giunto a Rio de Janeiro per quella che domenica scorsa all’Angelus Bergoglio ha definito “la settimana della gioventù”. Parole chiare, scandite in spagnolo e con frequenti aggiunte a braccio (il Bergoglio che parla nella sua lingua risulta ben più efficace e meno ingessato di quando parla in portoghese) sulla fede: “Bota fé, metti fede” è il cardine attorno al quale è ruotato l’intervento di Francesco: “Che cosa significano queste parole?”, ha chiesto prima di dare lui stesso la risposta.

26 LUG 2013

Il pop e lo spirito, le due anime di Francesco che convivono (felici) a Rio

Cori gospel, luci stroboscopiche, palchi che sembrano navicelle spaziali per quello che gli organizzatori avevano pensato come “un grande show del futuro”. E’ questo il lato pop della prima Giornata mondiale della gioventù di Francesco, il Papa argentino che dopo una rapida occhiata al programma abbozzato per Joseph Ratzinger ha deciso di intensificare gli appuntamenti pubblici, per stare un po’ di più in mezzo a quel gregge che deve essere sempre il primo riferimento per il pastore, il vescovo (di Roma o della più sperduta e piccola diocesi sulla Terra).

25 LUG 2013

Ritorno ad Aparecida

Sei anni fa Bergoglio stilò in Brasile il suo programma da Papa

Chi conosce bene Jorge Mario Bergoglio da anni, prima ancora che fosse chiamato a succedere a Ratzinger sul Soglio di Pietro, diceva che per capire il senso del suo papato bisognava tornare con la memoria ad Aparecida, al maggio del 2007. E’ lì, tra le navate dell’immenso santuario mariano, che sei anni fa l’allora arcivescovo di Buenos Aires presentò inconsapevolmente quello che sarebbe poi diventato il suo programma di pontificato. Francesco ha chiesto espressamente, quasi preteso, che tra i vari appuntamenti politici e spirituali in terra brasiliana fosse trovato uno spazio per una visita di mezza giornata ad Aparecida. E ieri, sfidando uno degli inverni più freddi degli ultimi quarant’anni, Bergoglio ha compiuto il classico giro in jeep parzialmente scoperta e poi è entrato nella basilica.

24 LUG 2013

La commozione del Papa davanti all'immagine della Madonna

Migliaia sotto la pioggia per la prima messa di Francesco in Brasile

Con la messa al santuario di Nostra Signora di Aparecida, è iniziata ufficialmente la settimana di Papa Francesco in Brasile. Dopo la giornata di riposo di ieri e la breve visita di cortesia alla presidente Dilma Rousseff, Bergoglio si è recato sotto la pioggia scrosciante nel santuario che accolse già Giovanni Paolo II nel 1980 e Benedetto XVI nel 2007. Risolti anche i problemi di sicurezza: Pontefice a bordo di una jeep semicoperta, scorta irrobustita, transenne e soldati a presidiare la folla. Appena entrato nella grande basilica, Francesco si è soffermato in silenzio davanti all'immagine della Vergine nella Sala dei dodici apostoli. Leggi il testo dell'omelia

24 LUG 2013

Nel Brasile dei giovani

La chiesa con bagaglio a mano di Francesco ha in mente solo i poveri

Se le premesse sono quelle viste ieri mattina presto a Fiumicino, poco dopo le otto, il viaggio di Francesco a Rio de Janeiro promette grandi sorprese. Quando tutti i giornalisti erano già seduti ai loro posti sull’Airbus 330 dell’Alitalia, ecco che sulla pista si vedeva camminare il Papa. Tutto vestito di bianco, senza il seguito delle grandi occasioni. Solo lui con il bagaglio a mano. Una valigetta di pelle nera che Bergoglio non ha lasciato un attimo. Sempre con sé, dall’elicottero che lo ha portato allo scalo romano dal Vaticano (con lui c’erano anche il fidato segretario don Alfred Xuereb e il segretario di stato Tarcisio Bertone) fino al momento in cui ha salutato e scambiato qualche parola con il premier Enrico Letta. E con il bagaglio a mano il Pontefice è salito sulla lunga scaletta, in cima alla quale lo attendevano le hostess e il comandante del volo.

22 LUG 2013

¡no Hablo latino!

Nonostante sul trono di Pietro sieda il Papa preso alla fine del mondo che da buon soldato di Ignazio “nec rubricat nec cantat”, le trombe d’argento continuano a scandire solenni dall’alto della loggia interna in San Pietro le marce ottocentesche di Silveri e Longhi. Partono all’unisono non appena s’intravede in fondo alla grande navata centrale il corteo papale diretto all’altare della Confessione. Con le riforme e gli aggiustamenti del Concilio e del post Concilio quel momento alto e pomposo si era perso insieme ai flabelli e alle divise della Guardia nobile, fino all’arrivo al Soglio petrino del fine teologo tedesco Joseph Ratzinger. E quelle trombe suonano ancora oggi, nonostante Benedetto XVI abbia scelto di dedicarsi alla rilettura dell’“Estetica teologica” di Hans Urs von Balthasar, alla preghiera e all’incontro con qualche vecchio amico nel buen retiro dei Giardini vaticani. Leggi anche Chi è Francesco di Marco Burini

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