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“Poi arrivò Maggie e cambiò tutto”

“Quando entrai nella biblioteca della mia università, negli anni Settanta, il conservatorismo era la fissazione soltanto di qualche matto recluso. Trovai libri di Marx, Lenin, Mao, ma nessuno di Leo Strauss, Eric Voegelin, Friedrich von Hayek o Milton Friedman. C’era ogni tipo di rivista socialista, ma non una che fosse conservatrice. Poi arrivò Margaret Thatcher e cambiò tutto”. Roger Scruton è stato il fondatore della Salisbury Review, la più prestigiosa rivista del conservatorismo inglese e nel 1980 ha scritto “The Meaning of Conservatism”, poi definita “la Bibbia della rivoluzione thatcheriana”. Scruton proviene anche dal Peterhouse Right, il celebre movimento intellettuale legato all’ex primo ministro inglese scomparso lunedì.

10 APR 2013

“Senza la guerra in Iraq non ci sarebbe stata ‘primavera araba’”

Due anni fa lo aveva scandito il compianto Christopher Hitchens: “Senza la caduta di Saddam Hussein non ci sarebbe stata ‘primavera araba’”. Adesso è il professor Kanan Makiya, il dissidente stratega della guerra in Iraq di cui è stato da poco celebrato il decennale, a scriverlo sul New York Times: “La rimozione di Saddam Hussein è connessa alla caduta di una serie di dittatori arabi nel 2011. Pochi dei giovani, uomini e donne coraggiosi che stanno dietro alla ‘primavera araba’, sono pubblicamente disposti ad ammettere questo collegamento”. Sulla Cnn gli ha risposto Ed Husain: “La guerra in Iraq non ha prodotto la ‘primavera araba’”.

09 APR 2013

Ecco la Babele francese delle fedi nel cuore della banlieue parigina

Sorgerà alla periferia di Parigi la “prima città multiculturale d’Europa”. Non è il primo conglomerato urbano simbolo delle difficili convivenze fra fedi diverse. Ma vuole essere il primo esperimento sociale e politico pianificato a tavolino per una “società multifaith”. Il sobborgo-dormitorio di Bussy-Saint-Georges, nell’Ile-de-France, a due passi da EuroDisney, è stato concepito per essere un modello di coesione abitativa senza eguali in Europa. Per questo è stata già definita la “Torre di Babele delle religioni”.

08 APR 2013

La star atea viene fischiata quando critica l’islam. Dawkins e soci nei guai

Vada definire sant’Agostino un “ignorante”, bollare il Dalai Lama come un “monarca ereditario”, chiamare Blaise Pascal “sordido”, liquidare lo scrittore inglese C. S. Lewis come un uomo “patetico”, il re David come un “bandito”, Martin Luther King come un “orgiasta” e Mosè come “un autoritario sanguinario che incitava al genocidio”. Ma guai a definire il Corano come un “libro sessuofobo” o affermare che i kamikaze sono espressione dell’islam. L’ateo non si porta più quando critica il Corano.

03 APR 2013

Quattrocento milioni più uno, cartolina dagli aborti forzati in Cina

“E’ il più grande crimine contro l’umanità attualmente in atto, lo sventramento segreto e inumano di madri e figli, un Olocausto infinito che va avanti da trent’anni”. Con queste parole la dissidente Chai Ling, leader del movimento di Tiananmen (dove era celebre per i discorsi al megafono, in cui incoraggiava gli studenti a continuare lo sciopero della fame), ha denunciato gli aborti forzati in Cina. “‘Politica-del-figlio-unico’ è un ordine di marcia per una brutalità cento volte superiore al massacro di Tiananmen, che accade alla luce del giorno, ripetuto ogni singola giornata”.

29 MAR 2013

La nuova rupe tarpea

Nel 1977 l’allora chirurgo generale degli Stati Uniti, C. Everett Koop, scomparso tre settimane fa e salutato dalla stampa liberal come il grande pioniere della sanità americana, tenne un discorso che fece scalpore al parterre dell’American Academy of Pediatrics, intitolato “The slide to Auschwitz”. “L’infanticidio è messo in pratica e sono preoccupato perché non c’è protesta”, disse il medico-ministro. “Sono preoccupato perché quando i primi 273 mila tedeschi, anziani, disabili e ritardati furono uccisi nelle camere a gas non ci fu protesta neppure allora da parte della professione medica e non fummo molto lontani da Auschwitz”.

25 MAR 2013

“Porteremo un milione di ebrei nei territori”

Israele dà il benvenuto a Obama con il “governo dei coloni”

All’arrivo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ad accogliere il presidente americano Barack Obama per la prima volta ieri c’erano anche tre sindaci “coloni”: Benny Kashriel dell’insediamento di Maaleh Adumim (in cui sorge il controverso progetto E1 condannato dalla Casa Bianca), Avi Roeh del consiglio dei settlers e Oded Revivi del municipio di Efrat. Il giornale Haaretz, lanciato già all’attacco del nuovo governo di Benjamin Netanyahu, lo ha ribattezzato “l’esecutivo dei coloni”.

21 MAR 2013

Obama in Israele farà il “turista” sotto la protezione di Iron Dome

Thomas Friedman sul New York Times ha scritto che Barack Obama sarà ricordato come il primo presidente americano che atterra “da turista” all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Israele ha steso il tappeto rosso per una visita di tre giorni che deve rinsaldare i rapporti già tesi fra Obama e l’alleato nella regione (secondo un sondaggio, soltanto il dieci per cento degli israeliani giudica bene il presidente). Lo staff obamiano è arrivato in Israele tre settimane fa per rendere “neutrale” la visita. Obama andrà al Museo d’Israele, pieno di antichità ebraiche, cristiane e islamiche, a osservare i Rotoli del Mar Morto.

20 MAR 2013

Nella situation room di Bibi

Ad attendere Obama in Israele c’è un nuovo “Ottetto” di superfalchi

Mercoledì è stato l’ultimo giorno, l’ultimo di 2.095 giorni, di Ehud Barak come “Mar Bitachon”, ministro della Difesa d’Israele. Si chiude una stagione (almeno per ora): nessuno ha servito tanto a lungo in quella posizione strategica dopo Moshe Dayan. E’ il ministero più importante dello stato ebraico: Israele, nonostante sia un paese molto piccolo, ha il dodicesimo budget militare più vasto al mondo, la cui giustificazione resta per legge ignota al pubblico. Per questo la Difesa è sempre andata ai generali, come Dayan, Ariel Sharon, Shaul Mofaz, Yitzhak Mordechai, o a grand commis nella sicurezza – come Shimon Peres, Moshe Arens e Yitzhak Shamir.

19 MAR 2013

Il massacro dei lumi

La Vandea è nomen omen del massacro di innocenti, al pari della notte di San Bartolomeo, di Guernica, di Srebrenica. Eppure in Francia, a distanza di oltre due secoli, la Vandea resta uno scandalo difficile da maneggiare. La parola “Vandea” fino a pochi anni fa era sinonimo di cattolico reazionario. Sono i “chouans”, gufi maledetti. Baciapile, nemici della Rivoluzione, servi dei nobili, sanguinari. Di Vandea si è tornati a parlare in Francia, in Parlamento, sui giornali e sugli schermi televisivi. L’Ump, il partito di opposizione, ha presentato in Assemblea nazionale un disegno di legge che ha lo scopo di riconoscere il “genocidio vandeano”.

18 MAR 2013
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