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Dracula, un disastro. Ma la colpa non è sua

Rosso eccessivo per Marchisio. In un Mondiale dove gli arbitri perdonano tutto.

25 Giugno 2014 alle 09:04

Alla fine, più che il Benito Archundia di Germania-Italia 2006, il signor Marco Antonio Rodriguez Moreno ha ricordato Arturo Brizio Carter, l'arbitro che nell'ottavo di finale del mondiale del 1994 (Italia-Nigeria) cacciò Zola per un fallo che solo il fischietto messicano aveva visto. Premessa d'obbligo: niente piagnistei, non è il caso. L'Italia non è uscita dalla Coppa del Mondo per colpa dell'arbitro Dracula. Dando un'occhiata alla prestazione di Rodriguez, però, non si può non giudicare la sua performance del tutto deficitaria. Non che ci aspettassimo qualcosa di diverso: ieri, qui, scrivevamo che è un direttore di gara mediocre, che ai mondiali c'è andato più per defaillance altrui che per meriti propri. Due i fatti incriminati in Italia-Uruguay: l'espulsione di Marchisio e la mancata cacciata di Suarez. Sul primo intervento, poco da dire. Rosso inventato. L'infrazione c'è, è evidente, ma l'ammonizione poteva bastare. Anche perché non si capisce con quale criterio Rodriguez (che sarà pure severissimo e abituato a cacciare i calciatori dal campo, come dimostra il suo curriculum in materia) abbia fatto fuori Marchisio in un Mondiale dove gli arbitri - per suprema direttiva Fifa - stanno perdonando di tutto. Entrate da fabbri indemoniati punite con un richiamo verbale inutile, giocatori che gettano a terra la bandierina del calcio d'angolo e che (anziché beccarsi il canonico giallo) vengono graziati dall'arbitro che s'affanna a rimettere di persona la bandierina al proprio posto. In tutto questo perbenismo dannoso, in questo velenose bene corale finto e contrario al Regolamento del Giuoco del Calcio, il messicano butta fuori Marchisio senza pensarci due volte. Poi si rende conto, capisce di averla fatta grossa: appare confuso, non ammonisce Buffon che si fa i cento metri per andare a urlargli in faccia, fatica a individuare le scorrettezze a metà campo, s'incarta su situazioni dubbie e lascia correre. Sul secondo episodio, il morso, è stato sfortunato. Non l'ha visto, benché abbia colto il fallo. Certo, se si fosse preparato bene, e avesse ripassato il pedigree di Suarez, magari un occhio per seguirlo costantemente l'avrebbe buttato. Ma la preparazione della gara curata nei minimi dettagli, spiace dirlo, è peculiarità europea.

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