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Il sì tardivo di Renzi al referendum spiega il trionfo del No

Andrea Marcenaro

Va concesso che il senatore di Rignano, fin dall'inizio, portava nel cuore il suo Sì al referendum sulla giustizia. Peccato solo che la sua formidabile apertura cozzasse con la convenienza

Dopo settimane e mesi ci siamo arrivati: Matteo Renzi, sia pure celandosi per quanto possibile dietro la formula: “Lo dice la mia famiglia, lo vuole la mia Rignano”, ha fatto intendere dai manifesti fatti appiccicare nelle strade del paesello che al referendum voterà Sì. Sceglierà cioè diversamente dal forcaiolismo dei patetici Fratoianni&Bonelli, del sughero Conte e della grande Shlein. Ne siamo felici. Va concesso che Renzi, fin dall’inizio, portava nel cuore il suo Sì, peccato solo che la sua formidabile apertura cozzasse con la convenienza. Renzi incarna comunque la pallida speranza di un futuro pallido anche più della speranza stessa. Ma voi capirete perché, quando bisogna lavorare mesi per convincere a votare Sì uno già convinto a votare Sì, sarà il trionfo del No.

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  • Andrea Marcenaro
  • E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.