Andrea's version
Il "Non potevano non sapere" è il ritorno del qualunquismo giudiziario
Dire che migliaia di manifestanti sono colpevoli perché dovevano immaginare il teppismo è ripetere lo stesso slogan usato per trent'anni. Fessi? Fessissimi. Ma si combattono con la politica e la cultura, non aggirando il codice
Affermare che migliaia di partecipanti al corteo di Torino non dovevano partecipare e sono colpevoli a loro volta perché “non potevano non sapere”, è l’ennesima cazzata. Io posso non sapere eccome, se non c’è legge. Posso partecipare all’ultima manifestazione pensando che il teppismo dei meno si sia concluso con la penultima manifestazione dei più. Sono fesso per questo? Ben oltre: fessissimo. Vado messo in condizione di non nuocere? Ben oltre, se si potesse: di non esistere proprio. E però. Mai, però, rispolverando la vergognosa ripetizione di quello stesso “non poteva non sapere” che è stato il perno del qualunquismo giudiziario negli ultimi trent’anni. Quello stesso che gli imbecilli, accusati oggi di “non poter non sapere”, innalzarono ieri come vessillo imprescindibile e che, fessi come restano, sbandiereranno di nuovo domani. Se io non sono d’accordo con lo sgombero di Askatasuna, io manifesto. Le leggi già ci sono. Bon. E andrebbero messi da parte con la politica, questi signori tanto fessi. O volendo barbosamente stradire, con la cultura. Non col codice. Tanto meno con l’aggiramento del codice. Sempre che, certo, non si disponga di servizi segreti leali e di tale buon senso da accopparli dal primo all’ultimo senza dare nell’occhio.