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Mediacrash

Il governo chiude talk-show e giornali. D’ora in poi solo meteo, segnale orario e santo del giorno

2 Giugno 2018 alle 06:10

Mediacrash

Foto Pixabay

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Il governo del cambiamento manco il tempo di cambiare cravatta e giurare al Quirinale, e la prima cosa che fa è chiudere i giornali e spegnere le trasmissioni d’informazione: solo previsioni del tempo, segnale orario, programmazione al cinema e Santo del Giorno.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Altro che piano B per l’uscita dall’Europa e il ritorno alla lira, ben altro è il protocollo segreto del contratto di governo tra la Lega di Matteo Salvini e il M5s di Luigi Di Maio: abolizione del giornalismo.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Senza neppure attivare la censura (o perdere tempo con lottizzazione in Rai o con la cooptazione nella cerchia fidata delle più autorevoli testate), il governo gialloverde dispone l’immediata cessazione di ogni attività delle rotative e quel che si nota da subito è la quasi-totale indifferenza dell’opinione pubblica.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Chiude la Repubblica e gli unici ad accorgersene del vuoto in edicola sono i calabresi fedelissimi lettori di Eugenio Scalfari, quindi gli amici di Civitavecchia e non – per esempio – Carlo De Benedetti, l’ex padrone.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. L’ex editore, nel suo eremo elvetico, per non farsi prendere da collera legge e rilegge sempre la stessa copia: quella del primo giorno di direzione di Marione Calabresi. All’attuale direttore intanto, il ministro dell’Interno – il Capitano Matteo Salvini – ha appena comunicato la destinazione di confino: bagnino al lido Punta Canna di Chioggia, quello con i cartelli di “ordine e disciplina”.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Chiuso, da par suo, il Corriere della Sera. Alle 16.30 di ieri, neppure mezz’ora dopo il giuramento del governo di Giuseppe Conte innanzi a Sergio Mattarella, veniva notificata l’ingiunzione di chiusura di baracca e burattini all’asinello mascotte di Via Solferino.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Non c’era nessuno nelle redazioni a parte i bivacchi di fedelissimi manipoli di Joe Servegnini (vero, Irene?) impegnati nell’affissione di post-it, ormai in uso come samizdat della dissidenza, ma anche lì: chi s’accorge dell’assenza in edicola? Nessuno. Con la sola eccezione – e non certo per essersi privati della lettura – dei tassisti impegnati nella corsa Milano-Crema: “Ue’, com l’è che non si vedono più i buoni taxi?”.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Come neanche nel peggiore incubo di George Orwell, il dottor Davide Casaleggio – una ne fa, cento ne pensa – mentre chiudono tutti i giornali, ne lascia aperto solo uno, l’Espresso, solo che nessuno s’accorge della solitaria presenza in edicola.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Il settimanale di Largo Fochetti è dunque miracolato in cotanta strage di libertà, il suo direttore, Marco Damilano, continua imperterrito nelle sue presenze in tivù – in particolare a La Prova del Cuoco, giusto a conforto di Antonella Clerici – ma viene ormai considerato tale e quale un monoscopio, e sempre a telecamera fissa.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Spente anche le trasmissioni di approfondimento. Senza più giornalisti finisce la pacchia de La7 che con questi – reclutati quali ospiti – si riempiva il palinsesto a gratis. Chiude “Otto e Mezzo” perché tanto Damilano è dalla Clerici, chiude “Omnibus” con Alessandra Sardoni a Dubai, forte di un contratto con Al Jazira; chiude “l’Aria che Tira” e Myrta Merlino si prende “Porta a Porta” con Bruno Vespa – ancora un’idea di Casaleggio – che si trasferisce al Quirinale (Sergio Mattarella, infatti, si dimette).

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Abolito il giornalismo, è chiuso – va da sé – Il Foglio. Nemico irriducibile qual è del governo del cambiamento, il nostro Fogliuzzo, è proprio nel mirino del governo giornalicida e neppure l’instancabile battaglia di questa povera rubrica – sempre al fianco del cambiamento gialloverde, in eroico isolamento rispetto alla linea editoriale voluta dal direttore – è riuscita a scongiurare la chiusura della testata.

 

Cartastraccia. Regime change, è media-crash. Molte firme hanno preso la via dell’esilio. Giulia Pompili è già arrivata in Corea del nord; Annalena è in Costa Azzurra; Allegranti è a Campobasso; Capone a Piovarolo; Matzuzzi e Vietti in Vaticano; Salvatore Merlo avvistato in via Montenapoleone, a Milano, ai servizi sociali con Fabrizio Corona; Daniele Raineri consegnato ad Assad; Peppino Sottile ad Angelino Alfano mentre Claudio Cerasa e Giuliano Ferrara, manco a dirlo, spediti al portale Rousseau. Non senza sottrarsi alla depilazione imposta da Rocco Casalino.

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Commenti all'articolo

  • oliolà

    04 Giugno 2018 - 20:08

    Porco d'un mond lader! E io che aspettavo invano il terzo cartaceo della mia vita dopo il Giornale di Montanelli e il Foglio non più pervenuto in Sardegna.

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  • gheron

    03 Giugno 2018 - 10:10

    Sarebbe (...) il primo segnale vero di un cambiamento vero: ZERO centesimi ai battoni ( copyright Elefantino ) della (in)formazione della pubblica opinione e privatizzazione della TV dello Stato (loro).

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