Lepenisti e fine dell'Europa. Contro i Piketty ben vengano i fighettì

Al direttore - Caro Cerasa, immaginiamo se, per “accidente”, Le Pen vincesse al ballottaggio quali sarebbero le ripercussioni per l’Europa e per l’Italia, di cui il futuro ci preme. La dissoluzione progressiva della prima subirebbe un’accelerazione e, così indebolita, dovrà vedersela con i, non proprio amici Trump e Putin. Al suo interno gli stati chiederebbero dosi sempre maggiori di sovranità. Quanto al nostro paese non si dovrebbe sottovalutare il viatico che riceverebbero le forze sfasciste nostrane, forse meno serie, ma comunque insidiose. Per questo riprendo la bella citazione di Wittgenstein, fatta ieri da Sechi: “Fuori dalla logica, tutto è accidente”. Auspico che il 7 maggio la logica abbia il sopravvento.

Lorenzo Lodigiani

La vittoria della Le Pen non è impossibile ma è improbabile. La disintegrazione dell’Europa, in caso di vittoria di Le Pen, non solo sarebbe possibile ma sarebbe probabile e paradossalmente gli unici a trarne beneficio sarebbero i paesi guidati da coloro che tifano Le Pen fuori dai confini francesi. Un’Europa che collassa non è solo il sogno dei partiti anti sistema ma è anche il sogno di tutti i leader extra europei che sognano di indebolire il nostro continente per rafforzare i propri. Se vogliamo, oggi la partita si gioca anche su questo fronte.

 


 

Al direttore - Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi è sicuramente confortante e confido che Macron riesca a vincere anche al secondo turno, salendo così all’Eliseo. Ma la figura di Macron fa emergere tre aspetti che mi lasciano perplesso: il primo è che non dobbiamo dimenticarci che lui è stato ministro dell’Economia durante la disastrosa presidenza di Hollande. Certamente i non positivi risultati economici verificatisi sotto la presidenza Hollande non vanno ascritti esclusivamente a lui, ma una parte di responsabilità gli va comunque assegnata, avendo occupato un ruolo di primo piano. Sarà interessante vedere, sempre se vincerà il secondo turno, quanto riuscirà a distaccarsi dalla precedente politica economica perseguita (e su questo aspetto inciderà molto anche l’esito della elezioni legislative di giugno). Secondo aspetto: ammetto che forse c’era più strategia elettorale che altro, ma il fatto che Macron si sia pesantemente scagliato contro Fillon per le sue vicende giudiziarie, parlando di porre la morale al centro della politica e invitandolo più volte a dimettersi, non me lo fa apparire né garantista e nemmeno così innovativo, perché ripropone una posizione moralista trita e ritrita. Infine il terzo aspetto: l’impressione è che Macron rappresenti il politico alla moda del XXI secolo, ricalcando i profili di Obama e di Trudeau. Profili giovani, belli, un po’ di sinistra (ma non troppo) che tanto piacciono ai media; ma che nei fatti non hanno raggiunto i risultati che avevano promesso.

Simone Grella

Nella fase storica in cui viviamo, un leader di una destra moderata (modello Rajoy, modello Merkel) è quanto di meglio si possa avere per governare la globalizzazione (sulla politica estera la partita è più complessa). Ma se a sinistra l’alternativa all’internazionale dei Piketty passa dall’internazionale dei fighettì ben vengano i fighettì.

 


 

Al direttore - L’errore su Alitalia fu quello di stanziare 20 miliardi per il salvataggio delle banche decotte e risarcire, a spese del contribuente, quegli investitori che avevano scommesso e perso la scommessa. E’ stato un precedente terribile, oltre che una aperta violazione delle regole europee, che ha fatto pensare che lo stato arriva sempre in soccorso di tutti. Anche il reddito di cittadinanza rientra in questa logica. Tanto basta aumentare l’Iva o le accise e i soldi si trovano sempre. Nella peggiore delle ipotesi si fa crescere il debito pubblico. Secondo me quest’Italia, con questa mentalità, è destinata a un lento e ineluttabile declino, che durerà molto tempo e ci farà uscire dal novero dei paesi avanzati.

Alberto Mura

 


 

Al direttore - Purtroppo il populismo della Le Pen è più un “salvinismo” con pochi e alquanto triti argomenti: immigrazione da respingere, togliere la cittadinanza agli immigrati che si comportano male, uscita dall’Ue per riconquistare la sovranità francese. Poca roba dopo tutto e banale. Non credo che vincerà e me lo auguro. Quello che fa paura è invece il populismo grillino che ha peculiarità uniche nel panorama politico europeo. Il grillismo è camaleontico, multiopportunistico, va dove soffia il vento dell’opinione pubblica, può essere un momento di sinistra, un attimo dopo di centro e dopo anche di destra. O può essere contemporaneamente tutto ciò. Si nutre della credulità e dell’ignoranza popolare e a forza di algoritmi le manipola facendo sempre emergere vittoriosa la volontà del capo unico e assoluto che in un momento di stizza pochi giorni fa ha rivelato la sua vera essenza con questa frase “se non vi va quello che decido fatevi un partito vostro”. Il popolo grillino ha applaudito estasiato.

Giovanni Raiti

 


 

Al direttore - Il suggerimento da Lei indicato dovrebbe essere la guida ideale per il riscatto di una Italia democratica e liberale. Credo, però, che si tratti di una pura illusione, mancandoci, dal 1922, la sentita e convinta classe alla quale la Francia può affidare il proprio destino di nazione. Da noi i Macron e i Fillon non avrebbero un elettore, motivo per il quale non ci resterebbe che optare per quel Berlusconi che della filosofia liberale ha dimostrato di essere del tutto digiuno. Altrimenti detto, per noi questa filosofia non è altro che un mito sradicato da una qualsiasi realtà storica, il cui frutto non potrebbe essere altro che un Salvini o un Grillo, mancandoci, geneticamente, l’attore capace di interpretarlo.

Marcello Sciarretta

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