È cinema o no?

Più per il gesto che per il contenuto. Senza aver fatto staccare un biglietto, “Okja” arriva su Netflix

È cinema o no?

Oggi arriva su Netflix il film che ha fatto arrabbiare Pedro Almodovar. Presidente della Giuria a Cannes – a mo’ di risarcimento per i dispetti e trascuratezze subite negli anni precedenti, non vinse la Palma d’oro con “Tutto su mia madre” – ha dichiarato che mai avrebbe premiato un film senza distribuzione nelle sale. La pietra dello scandalo era appunto “Okja”, diretto dal regista coreano Bong Joon-ho, ora disponibile per gli abbonati alla piattaforma streaming senza aver fatto staccare un solo biglietto. (Intanto l’ex ragazzo trasgressivo della movida madrilena, scopritore di Antonio Banderas, si esibisce nella parte di se stesso – in foto posatissime che si pretendono istantanee scattate su qualche set – nella pubblicità Prada).

 

Le famiglie non son più quelle di una volta. Eppure “Okja” rimane il più classico dei film per famiglie, qualche decennio fa lo avrebbe potuto girare Walt Disney. Lo ha fatto, in effetti, ed era intitolato “La carica dei 101”. Allora era scandaloso che una cattiva volesse farsi una pelliccia a pois con i cani dalmata. Ora è scandaloso mangiare carne, quindi via con scene da macello e con maialini geneticamente modificati che intrattengono – e salvano da morte sicura – una ragazzina coreana. Divertente, per tre quarti. Poi la morale pesa come un macigno.

 

Netflix sì, Netflix no. Continua il tormentone di Cannes

In The Meyerowitz Stories di Baumbach, rancori, litigi e ripicche scritti e recitati benissimo. Okja del coreano Bong Joon-ho è, invece, La carica dei 101

 

Peccato, il coreano ci aveva abituato meglio con “Snowpiercer”, ambientato sette anni dopo una catastrofe provocata dagli ecologisti. Nel tentativo di raffreddare il mondo lo gelano, i sopravvissuti trovano rifugio a bordo dell’Arca Sferragliante: un treno che viaggia su un binario circolare, messo giù da un miliardario pazzo prima della glaciazione. Rivedremo la magnifica scena – si congelava anche l’Arbre Magique pendente dallo specchietto retrovisore – nella serie tratta dal film.

 

Scott Derrickson – regista di “Dr Strange” con Benedict Cumberbatch, il supereroe incrociato con i figli dei fiori, lo spiritualismo, le arti marziali – dirige il pilot ordinato dalla Tnt, forte di una certa esperienza nel passaggio dal grande al piccolo schermo. Sulla tv via cavo di Ted Turner è andata in onda la serie “Animal Kingdom”, dal film con lo stesso titolo girato nel 2009 da David Michod. Un giovanotto vede morire la mamma di overdose, va a vivere dalla nonna che gli fornisce un’educazione criminale di prima classe. “Snowpiercer” non dovrebbe offrire appigli per derive zen. Né li offre il fumetto francese da cui il film deriva, “Le transperceneige” di Jacques Lob, Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand (Edizioni Cosmo). Parla di potere e di tentate rivoluzioni, Jennifer Connelly avrà la parte che era di Tilda Swinton. Per capirci: la stronza portavoce del dittatore che sta nella locomotiva.

 

Fumetto-film-serie tv saranno le tappe (ammesso che progetto vada in porto, per ora sono solo “si dice” riportati però da Variety) di “Watchmen”, i supereroi sull’orlo di una crisi di nervi inventati nel 1986 dai britannici Alan Moore and Dave Gibbons. Ora tutti i giustizieri con la maschera e la tuta sono cagionevoli, nello spirito se non nel corpo, e vantano ogni sorta di parodie (è uscito a giugno nei cinema Usa “Captain Underpants”, Capitan Mutanda – si intende a costine e con l’apertura). Allora erano più solidi, vederne uno che al posto della faccia aveva una garza con le macchie di Rorschach faceva un certo effetto. Nel 2009 uscì il film diretto da Zach Snyder (Alan Moore non era troppo contento). Della serie si sta occupando Damon Lindelof di “Lost” e di “Leftovers”. Se ne uscirà davvero qualcosa, sarà targata Hbo.

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