L'innovazione si può fare. E la regione la può guidare

Pubblico, privato, università e cluster di ricerca. “Accordi” e leggi. Parla l’assessore Del Gobbo

L'innovazione si può fare. E la regione la può guidare

Foto di OnInnovation via Flickr

Sta lavorando sodo per costruire un nuovo cerchio magico. Ma non passa né da Arcore e neanche da Rignano sull’Arno. Lui è Luca Del Gobbo e il cerchio magico che sta realizzando potrebbe tenere assieme Human Technopole, il progetto guidato da Stefano Paleari, la città della Salute, in fase di realizzazione a Sesto San Giovanni ed Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, oggetto dei desideri del governo, della regione e del comune. Lui è l’assessore regionale all’Università, ricerca e open innovation che ha convinto Roberto Maroni a puntare il 3 per cento del pil per far crescere ancora la ricerca in Lombardia. Già oggi la regione investe in ricerca e innovazione il 2,4 per cento (del pil), con 7,2 miliardi spesi dalle imprese e 1,4 miliardi che arrivano da istituzioni pubbliche, università e organismi no profit. Giusto per capire la dimensione: le start up innovative sono 1.436, e corrispondono al 22 per cento del totale nazionale. Ma Milano e la Lombardia hanno deciso di guardare alla genomica (segmento della biologia molecolare che studia funzione ed evoluzione del genoma). Perché le risorse destinate ad aiutare l’uomo a vivere meglio sono sempre spese bene. “Abbiamo voluto un tavolo di lavoro specifico, quello della medicina personalizzata, con l’obiettivo di creare un circolo virtuoso – sostenuto da iniziative concrete – tra i progetti per l’innovazione destinati alla ricerca e alla medicina personalizzata”, spiega Del Gobbo. “Abbiamo scelto di facilitare gli interventi su ricerca e innovazione, partendo dalla creazione di un solido coordinamento tra le università lombarde i nove cluster, gli istituti di ricerca e il mondo dell’impresa. Perché solo una cultura sussidiaria, che tenga assieme l’impegno pubblico e la spinta del mondo dell’impresa, può favorire i processi virtuosi ai quali stiamo lavorando. E’ così – gettando un ponte tra pubblico e privato – che abbiamo scritto una legge davvero rivoluzionaria, in grado di mobilitare risorse e grandi capacità innovative”, continua Del Gobbo.

 

Tra le tante opportunità messe in campo dalla regione ci sono gli “Accordi per la ricerca e l’innovazione”, che valgono 106 milioni di euro a fondo perduto per sostenere prodotti e processi nuovi. Per favorire anche le piccole imprese, l’unica condizione che ha posto la regione è quella di favorire il lavoro di squadra, con le reti, i centri di ricerca e le università. Sono 32 i progetti che dopo la selezione sono stati finanziati. Ma sono state 130 le imprese che hanno partecipato. “Per parlare di cose molto concrete, tra i progetti che abbiamo finanziato c’è un farmaco che curerà definitivamente l’epatite B cronica, prodotto dall’azienda Promidis. Con la Brembo invece abbiamo sostenuto la realizzazione di motori elettrici ad altissima prestazione. Una risposta importante ai problemi dell’inquinamento urbano”. Ma siccome l’innovazione si alimenta di scambi continui e di un confronto tra le idee di tutto il mondo, la regione ha deciso di costituire un forum regionale: un organismo indipendente unico nel suo genere composto da 10 esperti a livello mondiale nel rapporto tra scienza, tecnologia e società che accompagna l’istituzione a definire il programma strategico per la ricerca e l’innovazione dei prossimi tre anni. Sono arrivate 149 candidature di altissimo livello da tutto il mondo (Australia, Belgio, Canada, Cipro, Colombia, Corea del sud, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Iran, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Taiwan). Oltre a tutte le principali Università italiane, sono rappresentate numerosi atenei internazionali quali: Harvard, Stanford, Oxford, King’s College, University College London, Leuven, McGill University, Yale. I candidati provengono da una pluralità di ambiti: bioetica, scienze della vita, biomedica, biotecnologie, scienze dell'informazione, scienze chimiche, ingegneria chimica, neuroscienze, economia pubblica, scienze dei metalli e tecnologie dei materiali, ingegneria informatica, digitalizzazione, scienze dell'ambiente e del territorio. La procedura di valutazione sarà svolta in collaborazione con Fondazione Bassetti.

 

Si aprono dunque le porte a un lavoro complesso e impegnativo, al punto che la Regione ha avviato anche l’operazione “porte aperte” per tutti quei dati – si parla di un miliardo di file – ad oggi inaccessibili, in possesso dell’ente ma utili alle imprese. Operazione da gestire in collaborazione col Politecnico, l’Università Bicocca e quella di Brescia. “Abbiamo aperto anche un tavolo per la cyber security – spiega Del Gobbo – e vorremmo diventare facilitatori del processo di tutela sia dei dati pubblici che di quelli gestiti dalle aziende private, con un occhio di riguardo alle piccole imprese. Sono proprio le pmi ad avere tratto giovamento dalla ricerca e dalla innovazione. Un patrimonio che noi non vogliamo disperdere”. Per dare ossigeno alla ricerca e ricordare Umberto Veronesi, è nato anche il premio internazionale “Lombardia è Ricerca” (8 novembre alla Scala), che assegnerà a Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato impegnato in un progetto all’ospedale di Niguarda – conosciuto anche per la scoperta dei neuroni specchio e della funzione a specchio del nostro sistema nervoso centrale –, valore un milione di euro (più del Nobel). Il 70 per cento della somma sarà destinato alla ricerca sul territorio lombardo.

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