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Scruton demolisce Slavoj Zizek

Nelle mani di Zizek, “l’ideologia diventa un giocattolo” come “tutti i misteriosi incantesimi della liturgia lacaniana”. “Zizek loda il ‘terrore umanistico’ di Robespierre e Saint-Just. Non importa che quel terrore abbia portato alla detenzione di centinaia di migliaia di persone innocenti e alla morte di altrettanti".
Scruton demolisce Slavoj Zizek

Slavoj Zizek (immagine di Twitter)

Durante gli anni 60 e 70, il consenso nelle istituzioni accademiche e intellettuali occidentali è stato molto a sinistra. Scrittori come Michel Foucault e Alain Bourdieu hanno respinto la civiltà perché ‘borghese’. Gli scritti di Jürgen Habermas hanno raggiunto un posto dominante nei programmi di scienze sociali, nonostante la loro noia stupefacente. La riscrittura della storia come un racconto di ‘lotta di classe’, intrapresa da Eric Hobsbawm in Gran Bretagna e Howard Zinn negli Stati Uniti, è divenuta ortodossia non solo nelle università ma anche nelle scuole superiori. Poi venne il crollo del comunismo in Europa orientale e mi è tornata la speranza”. Ma adesso la visione manichea della politica moderna è tornata nella sua posizione dominante. Lo scrive il filosofo e saggista britannico Roger Scruton, capostipite del pensiero conservatore anglosassone, nel fare a pezzi il neomarxista sloveno Slavoj Zizek, idolo di giornali, università e case editrici, “uno dei più profondi misteri della vita intellettuale moderna”, dotato di “una sfrontatezza intellettuale senza paralleli nella letteratura recente”. Secondo Scruton, “l’arrivo di Zizek nel mondo dell’accademia occidentale poteva quasi bastare per rammaricarsi del crollo del comunismo in Europa orientale”.

 

Nelle mani di Zizek, “l’ideologia diventa un giocattolo” come “tutti i misteriosi incantesimi della liturgia lacaniana”. “Zizek loda il ‘terrore umanistico’ di Robespierre e Saint-Just. Non importa che quel terrore abbia portato alla detenzione di centinaia di migliaia di persone innocenti e alla morte di altrettanti. Le statistiche sono irrilevanti, sventolavano via dalla bacchetta di Lacan, ridotta alla radice quadrata di meno uno. In questo modo, per Zizek, il pensiero annulla la realtà, quando il pensiero è ‘a sinistra’”. La difesa del terrore e della violenza in Zizek, “il suo appello per un nuovo partito organizzato su princìpi leninisti, la sua celebrazione della Rivoluzione culturale di Mao, gli innumerevoli morti lodati come parte di una politica di azione, tutto ciò basterebbe a screditare Zizek tra i lettori di sinistra più moderati, se non fosse per il fatto che non è mai possibile essere sicuri che Zizek faccia sul serio”.

 

A leggere Zizek, continua Scruton, “mi viene in mente una visita che una volta ho fatto a un cimitero di Mosca nei giorni di Gorbaciov. La mia guida, un intellettuale, mi portò alla tomba di Krusciov. Il monumento mostrava la testa di Krusciov su due tronchi di pietra, uno nero e uno bianco, a simboleggiare le contraddizioni del leader sovietico. Dopo tutto, ha insistito la mia guida, Krusciov ha denunciato Stalin e si è mostrato amico degli intellettuali”. Oggi l’obiettivo di Zizek “è di cancellare i germogli di argomentazione razionale per coprire tutto in una nebbia di incertezza, rilanciare l’idea che la vera rivoluzione deve ancora venire e che sarà una rivoluzione nel pensiero, una liberazione interiore”.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    19 Dicembre 2016 - 11:11

    Zizek ha ragione. Il politicamente corretto non è abbastanza leninista, ammettiamolo.

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