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Letti, disfatti

Potremmo non avere internet, rifiutarci di accedere la tv o di ascoltare la radio, non leggere i giornali, tapparci in casa, eppure non riusciremmo lo stesso a sfuggire alle comunicazioni commerciali o, come si diceva una volta, alla réclame.

28 Giugno 2010 alle 00:00

Potremmo non avere internet, rifiutarci di accedere la tv o di ascoltare la radio, non leggere i giornali, tapparci in casa, eppure non riusciremmo lo stesso a sfuggire alle comunicazioni commerciali o, come si diceva una volta, alla réclame.
Normalmente dedichiamo un’attenzione meno che distratta a quello che ci aspetta oltre la fessura della casella della posta, lieti quando non si tratta di bollette. Questa volta invece osserveremo più da vicino due esempi di volantini postali. Ringrazio la dottoressa Chiara Basile senza il cui insostitubile contributo di profonda dottrina, puntuali osservazioni e stimolanti domande il presente saggio breve non avrebbe mai visto la luce.

1. Un diavolo per capello
Ecco un interessante esempio di come contenuti inquietanti possano ammantarsi di un’apparente goffaggine per celare una ben più sinistra matrice. Nemmeno un sofisticato artificio mimetico è, comunque, riuscito a occultare la grande consapevolezza dei creativi nella realizzazione di questo documento: sanno di avere qualcosa di rilevante da dire e lo dicono senza circonlocuzioni. Non v’è traccia, come invece accade in casi analoghi, di ammiccanti puntini di sospensione, né di pleonastici esclamativi che il più delle volte cercano inutilmente di dare enfasi a un contenuto latitante. Quel che salta agli occhi è un unico, forte, potente accrescitivo che da una parte calamita l’attenzione in virtù della sua forma solo apparentemente giocosa e dall’altra sottolinea in modo inequivocabile l’importanza del messaggio. Infatti, si tratta di un Messaggione, come recita a caratteri di scatola il titolo. E la promessa è una sintesi fulminante: “Ieri Calvo Oggi Capellone”, che si articola nella rassicurazione “Posso fare di tutto”.

E' chiaro come la sorgente mitica da cui si trae ispirazione sia l’episodio biblico di Sansone e Dalila. Solo che ne viene fornita una lettura capovolta: là un uomo fortissimo era ridotto all’impotenza dalla perdita dei capelli, qui invece un uomo emaciato riottiene la perduta giovinezza e l’antica vigoria grazie alla ritrovata folta capigliatura. Ma si va oltre, giacché il Sansone à rebour, che procedendo nella lettura apprendiamo chiamarsi Paolo, dalla castrazione simbolica risale addirittura fino all’onnipotenza, come afferma la frase “Posso fare di tutto”. Se è vero che i simboli esercitano il loro potere indipendentemente dal fatto che siano riconosciuti o meno, sono allora indizi il fondo nero del volantino, colore diabolico per eccellenza, e il capovolgimento del racconto biblico (ricordate la patristica che parlava di Diaboli simia dei, cioè di parodia del divino). Appare indubbio che si stia configurando un messaggio oscuro, più che nella lettera, nel presupposto ideologico.

Se servono altri argomenti a supporto della nostra tesi, notiamo che il potenziamento titanico dell’ego è una tipica caratteristica del satanismo; peraltro, la frase che campeggia sull’immagine del nostro Paolo che nuota sott’acqua con i capelli fluttuanti, che cos’è se non un’ulteriore allusione al fatto che il potere si ottiene abbracciando le potenze che stanno al di sotto del nostro mondo mediano, cioè, quelle ctonie? E infine, giungiamo alla prova finale che sbaraglierà qualunque perplessità residua. Voltiamo il volantino e esaminiamo il verso (clicca sull'immagine per ingrandirla). Paolo si rivolge direttamente al target.
   
Ciao, sono Paolo,

come hai visto avevo problemi di capelli ed oggi li ho risolti brillantemente. Anni fa, guardandomi allo specchio non accettavo la mia calvizia, nella vita sociale pensavo che tutti guardassero la mia pelata. Di conseguenza il mio comportamento era strano: in una giornata ventilata non mi fermavo a parlare con le persone se non ero controvento, guidavo la macchina in giornate afose senza abbassare i finestrini, evitavo di sedermi se avevo attorno persone in piedi, fare dei tuffi in mare era un sogno!
Oggi sono RINATO, il mio problema è diventato il mio futuro e sono un punto di riferimento per chi mi circonda. SI!!! Gestisco un Centro Tricologico all’avanguardia all’interno di un Centro Benessere molto rinomato. Ho una miriade di clienti che come me hanno riacquisito la loro immagine estetica al 100%. Con la mia esperienza (ventennale) ed il mio staff, sono riuscito ad offrire un servizio tricologico unico, unito al benessere psicofisico e con un prodotto di alta qualità con prezzi accessibili per tutti.
(In grassetto) In più, cosa importante, oggi ho una meravigliosa compagna a cui piace giocare con i miei capelli. (Sotto, in obliquo, a simulare una firma) ciao Paolo.
(Segue l’invito a chiamare un cellulare e altri recapiti telefonici.)
   
Anche qui è evidentemente all’opera qualcosa di eversivo.
Innanzitutto dell’ortografia: notate l’uso della parola calvizia, al posto di calvizie. Una svista tipografica? Appare un’ipotesi improbabile in un documento che in tutti gli altri particolari dimostra tale coerenza e consapevolezza. Poi lo stravolgimento passa dal piano ortografico a quello logico. Gli “strani” comportamenti di Paolo (è una sua definizione) sembrerebbero dettati dalla presenza di un parruchino instabile, ma la prosa di Paolo - incredibile, ma è così - non accenna a nessun parrucchino! E che cosa sono allora se non i comportamenti di un folle, di un invasato, vorremmo dire? E noi sappiamo che il folle si muove tanto nel mondo celeste degli dei quanto in quello infero dei demoni. E infine lo showdown, l’ammissione, indiretta certo, ma che non può sfuggire a chi come noi sia sensibile a questi temi. Paolo dice di essere RINATO e lo scrive tutto in maiuscolo, sovvertendo in un solo colpo, la morfologia, l’estetica, e le regole della buona comunicazione. Rinato. Quindi nato due volte, quindi ribattezzato, come forse dimostra la foto acquatica del recto. Ma consacrato a chi? La risposta si trova poco oltre, ove si dice che il suo problema (la calvizia) è diventato il suo futuro. Si adombra così per un istante la tragicita del lato oscuro, che pur conferendo grande potere non dà la felicità; fate attenzione alle parole: il suo problema, e non la soluzione del suo problema, è diventato il suo futuro.

    E ancora un’altra congerie di segnali, che ormai anche i più scettici non potranno ignorare. Paolo è diventato un punto di riferimento per chi lo circonda (chi lo circonda? Forse il cerchio magico dei celebranti di una messa nera?). E ancora SI!!!, tutto in maiuscolo, senza accento, ma questa volta con tre punti esclamativi, ennesima, ma tutt’altro che ingenua, irrisione della forma, della logica, della comunicazione. Paolo dice di gestire un centro Tricologico, ma alla luce di quanto ora sappiamo chissà quali pratiche vi si svolgono, e ha una miriade di clienti che, come lui, abbracciando la neosetta pilifera hanno riacquisito la loro immagine, badate bene, solo quella estetica, ché a pratiche di questo tipo è precluso un più profondo rinnovamento morale. 
Il vero e proprio manifesto ideologico di Paolo si inoltra in concetti dalla sintassi incendiaria, “sono riuscito ad offrire un servizio tricologico unico, unito al benessere psicofisico e con un prodotto di alta qualità con prezzi accessibili per tutti” e infine conclude con quello che i pubblicitari chiamano end-benefit, o beneficio finale (ci limitiamo a segnalare qui una frase di Marcello Marchesi che, pur avendo scritto alcuni slogan celeberrimi quali “Il brandy che crea un’atmosfera” o “Non è vero che tutto fa brodo” eccetera, sosteneva che la pubblicità è il commercio dell’anima): ora Paolo, cosa importante, ha una meravigliosa compagna. La promessa di abissi di voluttà e di sensuali delizie si fa finalmente esplicita. E si sa che il diavolo ha un’attività sessuale infernale.



2. Brevi cenni sull’universo        

di Chiara Basile

Sapere scientifico contro superstizione, conoscenza dei lumi contro tenebre dell’ignoranza. L’universo infinito delle misteriose forze della natura e il desiderio di poterlo leggere come un insieme ordinato di segni divini: sono corni di un dilemma metafisico che ci accompagna fin da quando ci siamo distinti dalle scimmie. Anche in tempi recenti, una sequela di leggende metropolitane sono nate intorno al primo passo dell’uomo sulla luna. Qualcuno fra i più capziosi cantori della cospirazione è perfino giunto a chiedersi: se Armstrong è stato davvero il primo uomo a camminare sul satellite terrestre, chi teneva la telecamera? Le stesse malelingue hanno accolto con un sorriso di soddisfazione lo Houston, abbiamo un problema della missione Apollo XIII. Tuttavia la scienza, per nostra buona sorte, ha saputo volare più alta e più lontano. Di fronte agli scettici (anche la Chiesa lo fu: come non ricordare il trattamento riservato al povero Galileo, costretto ad abiurare la sua scoperta che fosse la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa…) l’astronomia e la fisica non sono mai state dome. Lo dimostra il documento in esame (clicca sull'immagine per ingrandirla): nell’incipit il gestore e Preside (la p è maiuscola come la T della Teoria generale della relatività) dell’Istituto Cassini  - presa d’atto del ministero dell’Istruzione - ci “annuncia con piacere” che la Sonda Cassini ha raggiunto il sistema Saturno e “precisamente nel 2004”.

Come non interpretare quel “con piacere” quale il sintomo di uno sberleffo della comunità scientifica nei confronti delle nubi dell’oscurantismo? Ma qui ciò che più interessa ai fini dell’esegesi è il riferimento successivo del testo: la sonda inviata dalla Nasa - fermatasi su Titano, uno dei satelliti di Nettuno - prende il nome dall’antenato del gestore della scuola omonima. Si tratta dell’evocazione di Gian Domenico Cassini. Quasi a ribadire la continuità con la rivoluzione scientifica del XVII secolo, gli autori ci spiegano che Cassini fu successore di Copernico e contemporaneo di Galilei. Lo stesso Galilei che ora è stato riabilitato dai custodi della dottrina cattolica al punto che alcuni ne hanno proposto perfino la canonizzazione. Ma torniamo a Cassini. Nacque in Liguria, ci vien detto attraverso testimonianza dei suoi discepoli, e morì proto-illuminista a Parigi, nel 1712. Studiò la forma del pianeta Marte e chissà  che le sue osservazioni sui quattro anelli di Saturno non abbiano ispirato i Padri della Rivoluzione francese. Nel volantino in analisi si tiene inoltre a precisare che con lo “spazio Cassini” viene indicata la zona di separazione degli anelli. Ellissi, sfere, sistemi orbitanti e cicli ricorsivi. Tutto questo suggerisce al lettore che la decodificazione può addentrarsi nel livello successivo.

Volgarizzando, potremmo assumere lo spazio Cassini,
non tanto e non solo, come una misura astronomica, quanto come una zona interstiziale, nella quale il logos, pur inteso nella sua purezza cristallina, si apre al dialogo con la comprensione che trascende la realtà. L’obiettivo di cogliere le strutture fondamentali dell’essere è a un passo. Il Dio di Einstein, che non gioca a dadi, si trova dietro l’angolo. Non a caso c’è un indizio definitivo, una traccia che ci conferma questa ipotesi. Ancora oggi, ci dicono gli autori, nel Duomo di S. Petronio, a Bologna, cioè la casa del Signore, è riprodotta in metallo, sul pavimento, una meridiana di Cassini. Ci stiamo avvicinando al tema dell’esistenza dell’ente superiore, al sacro. Che però non dimentica la sintesi con il progresso scientifico. La meridiana, infatti, indica le ore, il trascorrere del tempo. Una durata che non va intesa come vettore lineare, ove tutto succede una volta, ma come dimensione spazio-temporale di sequenza e intermittenza.

La dicono lunga anche le coordinate
(ai due assi delle x e delle y si aggiunge la z della profondità e la freccia del Tempo) dell’Istituto Cassini: Piazza della Radio, è il luogo indicato. Un luogo che rappresenta anche un topos. Perché già sappiamo che la radio è una delle più importanti invenzioni concepite nell’ultimo secolo. Stiamo avvicinandoci al cuore. Siamo là dove la scienza di Prometeo diviene prodotto umano: cuore di ghiaccio e metallo, la tecnologia. Sempre a rischio di trasformarsi in tecnocrazia. L’uomo che con la scienza è riuscito a capire la natura, si illude di poterla piegare a proprio piacimento, dimenticando la ricerca iniziale, quella della Verità. Allora bisogna trovare un percorso affinché il vulnus sia sanato. E l’Istituto Cassini, sito in Piazza della Radio, si trova vicino alla Croce Rossa: i soccorritori di chi è ferito o in fin di vita. Morte: memento estremo della caducità del destino, la potenza dell’essere è annullata dal suo “esser-ci” in un corpo. Materia che può difarsi e finire. La vicinanza della Croce Rossa è allora contiguità dello spirito razionale, che rimane consapevole della sua appartenenza all’universo dei fenomeni. Il noumeno, quello che sta dietro al velo di Maya, è difficile da carpire. Chi ha progettato il messaggio ne è stato certamente consapevole e infatti ha scelto di inserire sul retro (clicca sull'immagine per ingrandirla) il richiamo ai corsi regolari e di recupero. Che non riguardano un singolo ramo della conoscenza specialistica, ma tutti! Lezioni private e corsi di sostegno di ogni materia tutto l’anno, lezioni universitarie, scuole medie, liceo scientifico e psicopedagogico, istituto tecnico industriale con elettronica e telecomunicazioni, dirigenti di comunità e geometri, agrario, turismo e commerciale. Qui sembra quasi di sentire lo stesso Gian Domenico Cassini, che dopo aver fatto trionfare la ragione sull’ignoranza e dopo aver partecipato a una nuova sintesi tra fede e scienza, porge la sua ultima volontà nelle mani degli enciclopedisti.

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