Una fogliata di libri

Vuoto d'aria

Andrea Frateff-Gianni

La recensione del libro di Clémentine Haenel (Alter Ego, 104 pp., 15 euro)

"Sono in metro, cammino, ho voglia di voltarmi e urlare: tacete una buona volta, smettete di parlare vi prego. Penso, coltello, respiro, immagino di tagliare la gola a tutti, il sangue caldo schizza e mi cola sulle dita, va bene, è così che me l’ero figurato; nessuna delusione. In mano ho solo una rivista, la arrotolo e la spacco sulle teste di chi passa”. Bastano queste poche righe per inquadrare l’incendiario e oscuro esordio di Clementine Haenel, giovane scrittrice parigina classe 1992, pubblicata in Francia da Gallimard e arrivata in Italia grazie al coraggioso lavoro della casa editrice indipendente Alter Ego. Si chiama Vuoto d’aria questo agile libello che si legge d’un fiato, scritto con il bisturi in mano, che racconta, attraverso un indefinibile vagabondaggio psicotico, la discesa all’inferno di una ragazza di una ventina d’anni in seguito alla fine di una complicata relazione sentimentale con un musicista di vent’anni più grande di lei. Un romanzo che tocca dove fa male, dove sanguina,  fatto di frammenti,  frasi brevi, sincopate, taglienti; ambientato in un mondo sempre in bilico tra moltitudini di notti disordinate e pallide mattine che si susseguono una dopo l’altra con l’autoreverse e  hanno lenzuola sempre accartocciate. Nelle centoventi pagine che compongono Vuoto d’aria, la giovane narratrice offre il suo corpo a chi lo vuole prendere: ama X, poi Y, e avrebbe bisogno di più di un alfabeto per enumerare i suoi amori, i suoi fallimenti, la sua sporcizia, che cerca di domare come si doma una malattia. “La notte mi apro. Mi svelo; mi spoglio. Possono rotolarmi sopra. Tutti, o quasi, hanno una possibilità di passare sul mio corpo. Non mi rispetto: è questo che dicono. Mi scivola addosso” . Seguiranno una spirale distruttrice, un tentativo di suicidio, un ospedale psichiatrico, Parigi, poi Londra, la Svezia, pallida e indefinita come il sole del nord, e infine la speranza che ritorna sotto  forma di un nuovo amore, simile per lucentezza al cielo di un’isola greca, dove “finalmente potrò vedere quei colori che esistono solo nella mia immaginazione”. 
Appiccicoso, strabordante, micidiale e inquietante come fosse una piccola e sopraffina guida alla paranoia più schizofrenica, il lavoro di Clementine Haenel, che oggi fa la maestra d’asilo a Parigi, è l’esatta rappresentazione del dissidio interiore di chi, in preda al panico, si è appena reso conto di avere tutta la vita davanti. 

    

Clémentine Haenel 
Vuoto d’aria
Alter Ego, 104 pp., 15 euro

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