Terrazzo

Parenti non più serpenti (a casa)

Mario Leone

Cosa sono le “case multi generazionali” e perché è utile andare a Guernsey per studiare un piccolo laboratorio di questa tendenza

Le chiamano “case multi generazionali”: unità abitative pensate per accogliere persone di generazioni diverse che scelgono di convivere. E’ un fenomeno planetario, molto più diffuso di quanto si pensi, e si sta espandendo soprattutto per il costo dell’abitare.

 

Di solito questa scelta coinvolge membri di un nucleo familiare allargato che — a causa di un imprevisto — optano per la convivenza. Sull’altra sponda della Manica, Guernsey offre un piccolo laboratorio di questa tendenza. Qui circa il 20 per cento delle famiglie è composto da tre o più adulti di età pari o superiore a 16 anni, e circa la metà di queste ospita anche un bambino. Tra questi Sarah Clayton, che racconta la sua esperienza sul sito della BBC. Nel 2016, Sarah perde improvvisamente il marito e rimane sola con la piccola Scarlet da crescere. All’orizzonte molti dubbi e difficoltà, la necessità di un aiuto. La proposta che Sarah fa ai suoi genitori nasce quasi naturale: “Perché non vendiamo le nostre case e ne prendiamo una che ci permetta di vivere in quattro?”. Il progetto va in porto: i costi, la gestione e le necessità quotidiane sono condivisi. Tre generazioni imparano a convivere, sopportando limiti e abitudini altrui. “Siamo cresciuti insieme — dice Sarah — certo, io avevo il mio modo di vivere, loro il loro […] Anche Scarlet comprende questa nuova situazione e apprezza la presenza e l’aiuto dei nonni in casa”. Anche in Italia il fenomeno è in crescita: il 7,4 per cento  delle famiglie sceglie una soluzione multigenerazionale. Le cause sono in gran parte economiche — affitti e prezzi di acquisto elevati — e assistenziali, legate alla cura di anziani e bambini. Così l’offerta immobiliare si è dovuta adeguare: molte nuove abitazioni prevedono un living centrale con cucina e salotto e una serie di stanze autonome o comunicanti, pensate per nuclei distinti. Aumentano le soluzioni di design che favoriscono la convivenza: pareti divisorie mobili, ingressi separati o mini-appartamenti interni che garantiscono privacy senza rinunciare alla condivisione. Il fenomeno offre anche qualche spunto – lungi dal generalizzare - sullo stato del mondo adulto. Da un lato l’arte di rimanere figli “a tempo indeterminato”, molto più conveniente e forse meno faticoso. In passato, avere per la prima volta le chiavi di casa e più avanti, da adulti, andare a vivere da soli erano segni di una maturità ormai compiuta. “Home is behind, the world ahead, And there are many paths to tread”, si canta nel “Signore degli anelli”. Forse è tutta qui la questione. La casa multi generazionale rappresenta la paura di scegliere una strada da percorrere, la sicurezza di essere protetti rimanendo indietro, ancorati al passato, il timore verso un mondo visto non più come luogo da scoprire, “conquistare” e vivere nella sua bellezza, così come si è e nelle condizioni in cui ci si trova. Allora, più che una casa multigenerazionale serve forse una casa di cura. Per gli anziani ma anche per i giovani.

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