Terrazzo

Italo Lupi, un angelo della grafica all'ombra della Madonnina

Michele Masneri

Gli studi di architettura, poi alla Rinascente con Mario Bellini, e poi dai fratelli Castiglioni

Il paradiso dei creativi milanesi ha un nuovo inquilino. Italo Lupi (1934-2023), mancato la settimana scorsa, era come tanti un milanese acquisito. Nato a Cagliari, si era presto inurbato nel capoluogo lombardo in pieno boom.  

 

Da studente di architettura si era subito trovato di fronte al bivio fondamentale rappresentato dai due partiti, quello intellettuale engagé di Ernesto Nathan Rogers e l’altro tendenza “Domus” diretta dal borghesone (e sospetto, allora) Gio Ponti. Ma meglio di un Calenda della grafica Lupi sceglie di costruire un terzo polo, forse impossibile: per l’impegno civile era più per Rogers, ma per la curiosità sulle arti, alte e basse (scultura e fumetto, allora sospettissimo), per Ponti. Nella grafica amava la tipografia ma anche l’illustrazione, ed è stato co-curatore della fantastica mostra di Saul Steinberg in Triennale solo due anni fa. Ascensori sociali oggi impensabili: appena laureato si propone come art director alla Rinascente, fucina di talenti, un Mit milanese, al leggendario Ufficio sviluppo dove si trova a lavorare con Mario Bellini, ma c’è anche un giovane Giorgio Armani vetrinista visionario...   “Eravamo tre amici”, racconterà Lupi. “Roberto Orefice coltissimo, problematico, speculativo e in continua ricerca, Mario Bellini, immediatamente dopo, avviato alla sua carriera di trionfi inarrestabili, ed io. Altri tempi: la ricompensa, anche se divisa in tre, ci ha permesso di mettere su famiglia e trovare casa. Tutto è partito da lì anche l’amicizia speciale con Mario Bellini, preludio a future, per me fondamentali collaborazioni”.


In seguito arriva allo studio dei fratelli Castiglioni in piazza Castello, altro epicentro di genio milanese  (oggi trasformato in fondazione-museo, e sotto sfratto, incredibile), ma dove già al mattino arrivavano allora dei whisky avvolti nel fumo delle mille sigarette di Achille e Pier Giacomo, a pochi metri dalla casa-biblioteca di Umberto Eco, tempio internazionale della semiotica. È stato anche consulente di immagine di Ibm  e della Triennale, per la quale realizza un enorme corpus di allestimenti, curatele, pubblicazioni e lavori grafici incluso il logo, che ha resistito fino al 2019 – un record di versatilità. 


Nel 1981 fa uno dei suoi più famosi, quello di Fiorucci, brand noto per le  ragazze libere e disinibite delle sue pubblicità: per contrasto Lupi allora sceglie due angioletti vittoriani, forse visti a Londra dove per quarant’anni fa su e giù. In un libro di vent’anni fa  ha scritto che Achille Castiglioni ed Elio Fiorucci  erano simili perché gli hanno insegnato a lavorare divertendosi. Nel 1993 ha disegnato un altro iper-logo milanese, il pradesco Miu Miu. Come ha ricordato Mario Piazza  sul sito dell’Aiap (Associazione design e della comunicazione visiva), “Lupi ha organizzato un impianto visivo, ricco di riferimenti, modulare ma non schematico, capace di accogliere sollecitazioni plurime. Si percepisce il senso di un rigore raggiunto e risolto a monte, così da lasciare un’ampia libertà di azione e movimento. Il brio di gestire il piano visivo con duttilità e discrezionalità sottrattiva… Nella grafica di Lupi si sono fuse perfettamente le linee originali (o meglio il sentimento) della grafica italiana: quel costruire la pagina, l’annuncio o lo spazio con una grammatica generativa, fantasiosa e piena di colore, e quella brillantezza narrativa, che gioca a tutto campo, sorprendente ed incantata. L’abilità dei fantasisti”. 


Come tutti i grandi, Lupi ha lavorato tanto e amorevolmente per le riviste: collabora alla olivettiana “Zodiac” fra il 1970 e il 1973, quindi tra il 1974 e il 1985 è stato art director di “Abitare” per passare con la stessa mansione alla “Domus” diretta da Bellini nel 1986. Infine dal 1992 al 2007 torna ad “Abitare” come direttore, formando generazioni di grafici come Beppe Finessi. Ha disegnato la grafica di grandi mostre e musei come Palazzo Grassi, Stupinigi, il logo del Poldi Pezzoli; e di recente il nuovo logo e la grafica dell’Adi Museum milanese. Un’indispensabile Autobiografia grafica (Corraini), feticcio per addetti ai lavori e non solo. E naturalmente  Compassi d’Oro, gli Oscar milanesi. Tre.  

  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).