Terrazzo

Silicon Valley a colori

Michele Masneri

Il reportage fotografico subito prima del Covid

La Silicon Valley non è nuova a reportage fotografici di massimo pregio. E’ un soggetto interessantissimo perché come è noto è in continuo cambiamento, così che ogni fotografo che vi si avvicini riesce a ritrarre un contesto quasi completamente nuovo, tra terremoti, incendi, o semplicemente micidiali cambiamenti industriali e antropologici.

 

Il più interessante è di sicuro quello di Gabriele Basilico che con “Silicon Valley” (Skira, 2008) aveva fotografato la Valle all’inizio dell’ultima rivoluzione, quella di big tech, di Apple e dei social, però raffreddandola in un bianco e nero straniante, compiendo un ritratto della Valle alla vigilia della sua ultima trasformazione (anzi, la penultima, perché adesso, con Covid e tutto, la fuga dei cervelli e dei capitali, si sta ulteriormente trasformando, col rischio – o opportunità – di tornare a essere un luogo più fricchettone, meno popolato da geek e più simile a quello che era, con San Francisco, negli anni  Sessanta).

 

 

Adesso ci riprova Ramak Fazel, fotografo iraniano-americano, che con “Silicon Valley. No Code Life”, appena pubblicato da Rizzoli International e sponsorizzato da Tod’s, indaga nuovamente in quei posti, partendo dall’assunto che tutti parlano di Silicon Valley ma finché non la vedi fotografata non sai cos’è. Un po’ è vero, e a parte i casi limite di chi è convinto trattarsi della Valle del Silicone, e la banalità di definirla un “non luogo”,  forse è un po’ esagerato che “finora nessuno ha fatto un servizio fotografico per capire cosa realmente sia” (vedi, appunto, Basilico). Però è sempre interessante.

 

 

I ritratti di Fazel sono opposti a quelli di Basilico, sono iper colorati e saturi e popolati di umani. Non manca niente, le biciclettine di Google, i nerd spaparanzati sui terrazzi, i nerd speranzosi  nelle catapecchie, i caffè, il garage di HP, il garage di Apple,  i torpedoni che portano gli impiegati nella Valle sulla 280, gli assembramenti di ragazzini a Google, il campus di Apple, le Tesla parcheggiate a ricaricare nelle villette a schiera. Tutto un mondo già finito, o comunque in grande cambiamento, perché i 128 scatti sono stati fatti nel 2019, e la Silicon Valley adesso è già un posto totalmente nuovo, ed è questo  il suo bello (il micidiale traffico e i torpedoni per esempio non ci sono più, per esempio).

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).