Foto Fabrizio Corradetti/LaPresse

Terrazzo

Aldo Rossi, foro romano e caffè

Michele Masneri

Al via la mostra sull'architetto milanese, capitolino per vocazione: a Roma non lasciò traccia, eppure diffuse le sue forme nel mondo (e nelle cucine)

Nel ping pong fra Roma e Milano, il match che non conosce interruzioni e resiste alla pandemia, entra in scena l’architettura in un incrocio anche istituzionale. Se domani infatti apre a Roma al MAXXI la mostra sul milanese Aldo Rossi, tra un paio di mesi la Triennale di Milano inaugurerà la mostra sul romano Carlo Aymonino, già suo mentore. Se però Aymonino a Milano ha costruito un quartiere intero, il Gallaratese, dove una parte fu affidata proprio all’amico e compagno Rossi, a Roma invece Rossi non è mai riuscito a costruire niente. Non per disamore: Roma è la città più nominata nel suo libro principale, L’architettura della città, in quanto grande parco a tema non tanto delle pianificazioni funzionali, degli zoning, delle megastrutture che nel dopoguerra si progettavano in Giappone, Usa, Europa e Urss, bensì dei misteriosi quanto affascinanti “fatti urbani”, che lo affascinavano: come il Foro romano.

 

Esso riassume Roma ed è parte di Roma, è l’insieme dei suoi monumenti ma la sua individualità è più forte dei suoi singoli monumenti”, scrive Rossi. Ossessionato da certe forme: e autore di edifici eterni o effimeri, sempre assai solenni, dal cimitero di Modena al Teatro del Mondo, che spuntò in laguna come un’apparizione metafisica galleggiante per la Biennale del 1979. Ossessionato, anche, da alcune immagini gaddiane che gli erano rimaste impresse nell’infanzia, come la manona del San Carlone di Arona, che spunta sempre fra i suoi disegni. l suoi temi sono la colonna e la cupola, declinati su tutte le scale e in tutte le taglie, e gli hanno permesso di diventare immediatamente riconoscibile, un brand capace di conquistare tutti (è stato il primo italiano a vincere il Pritzker Prize nel 1990; in giuria c’era l’Avvocato Agnelli). Nonché di invadere le cucine di mezzo mondo con le caffettiere Alessi. “La cupola” e “La conica” sono piccole architetture neopalladiane da interno molto vendute e celebrate: anche se c’è chi sostiene che tutto questo classicismo portasse soprattutto in questi piccoli manufatti a una scarsa funzionalità (a differenza di un altro gran caffettierista come Richard Sapper, che non cercava le forme perfette ma preveniva piuttosto le ustioni).

 

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. Ha  pubblicato con Adelphi “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla California, durante la prima elezione di Trump, mentre presto uscirà il suo saggio su Arbasino, “Stile Alberto” per Quodlibet.