"Bisogna educare alla consapevolezza dei social e regolamentarne l'algoritmo" dice Nicita (Pd)

Il nuovo disegno di legge proposto dal senatore Pd insieme al collega Lorenzo Basso a Palazzo Madama si concentra sul modo in cui le piattaforme infliggono danni agli utenti. L'80 per cento delle sanzioni, che spetteranno all'Agcom, sarà destinato all'educazione digitale nelle scuole perché "occorre anche insegnare ai genitori a come controllare i propri figli sui social network"

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1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:12 PM
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Regole chiare per gli algoritmi delle piattaforme digitali, maggiore trasparenza per gli utenti e soprattutto tutele rafforzate per i minori. Questi sono i punti principali del disegno di legge che i senatori del Partito democratico Antonio Nicita e Lorenzo Basso, primi firmatari del testo, hanno presentato questa mattina a Palazzo Madama, in una conferenza stampa dove è intervenuto anche il giornalista Riccardo Luna. Il ddl si concentra quindi sul modo in cui le piattaforme infliggono danni agli utenti, "cioè sull'algoritmo", specifica Antonio Nicita parlando con il Foglio: "E' il suo design, assieme all'interfaccia utente, che può generare la dipendenza". L'architettura algoritmica è infatti lo strumento progettato e ottimizzato non per servire gli interessi di chi usa i social, ma per massimizzare la sua attenzione. 
Le condotte algoritmiche vietate che il ddl individua sono infatti tre. La dipendenza algoritmica che è causata dallo scroll infinito, dall'autoplay e da tutti quei meccanismi di "gamification", come gli "streaks", che sfruttano il circuito dopaminergico della ricompensa e compromettono la capacità dell'utente di staccarsi volontariamente dai social. La seconda è l'influenza algoritmica che modifica in modo non trasparente, e soprattutto non richiesto, l'ambiente informativo dell'utente attraverso la profilazione dei comportamenti. Infine c'è la manipolazione algoritmica selettiva, ovvero l'intervento intenzionale dell'operatore per diffondere alcuni contenuti e silenziarne altri, come è successo con l'amplificazione di specifici account politici su X, dopo che il miliardario Elon Musk lo ha comprato nel 2022, e il caso delle elezioni in Romania nel 2024, annullate dalla Corte costituzionale locale per il coinvolgimento di TikTok e soprattutto per le influenze russe.
La presentazione del nuovo ddl arriva una settimana dopo la sentenza del tribunale di Los angeles che ha stabilito come la ragazza che ha fatto causa a Meta e a Google perché quest'ultimi l'hanno resa dipendente dai social danneggiandone la stabilità mentale abbia diritto a un risarcimento di 3 milioni di dollari. Secondo la giuria, i colossi del web hanno intenzionalmente creato queste piattaforme che catturano attenzione, tempo, risorse emotive. Questo caso, anche nel nostro paese, ha portato molti a domandarsi quale sia il confine tra responsabilità genitoriale, compito dello stato e ruolo delle multinazionali che hanno in mano i social. Infatti le imprese in un sistema libero puntano ad avere clienti che in qualche modo dipendano dai loro prodotti e questo ragionamento vale per tutti i tipi di prodotti e industrie. Ed è per questo motivo che le autorità pubbliche stabiliscono dei limiti a determinati consumi "e il nostro ddl stabilisce un meccanismo - continua Nicita - che punta a una regolamentazione. Perché nel caso della sigaretta o dell'alcol, i prodotti sono conoscibili, con i social no, mancano la consapevolezza e il controllo". Il senatore spiega che l'intenzione del testo è quella di "creare delle linee guida da affidare all'Agcom, in modo che possa scegliere e determinare insieme alle piattaforme quelle modalità che possano ridurre questi rischi". La proposta presentata dai due senatori non si scontra quindi con l'idea di mercato delle Big Tech, perché "è una duty of care, un dovere di vigilanza, ma sempre all'interno del loro modello di business".
In Italia casi simili a quello di Los Angeles non si sono ancora registrati, ma il ddl prevede comunque una possibile soluzione, attraverso "l'introduzione del principio di responsabilità civile nel caso in cui la piattaforma non rispetti le linee guida e non dimostri di aver fatto di tutto per evitare gli effetti". Per affrontare la questione della dipendenza dall'algoritmo non basta concentrarsi solo sulle sanzioni, ma occorre educare tutti i cittadini a un corretto uso dei social, soprattutto bisogna insegnare ai genitori a come controllare i propri figli sui social, "questo - dice Nicita - è assolutamente necessario: l'articolo 14 del ddl prevede che l'80 per cento delle sanzioni che farà l'Agcom sarà destinato all'educazione digitale nelle scuole, alle campagne di sensibilizzazione per le famiglie e alla ricerca applicata sull'uso consapevole del web".