Società
Un problema di libertà individuale •
Turgenev ce l’aveva con i circoli. Non sapeva dei social
Non è cambiato molto dalla metà dell'Ottocento. I circoletti – o "la morte dello sviluppo autonomo" come li chiamava l'autore – esistono ancora, ma si sono spostati su internet
25 APR 26

Foto Pixabay
Abbiamo un problema di libertà individuale. E’ il problema, oggi, dei social media, come in passato era quello dei circoli o gruppi.
Il circolo di amici sembra una cosa buona e sana che evita il disagio e la tristezza della solitudine. Ma non è così, o almeno non si tratta solo di questo. In una meravigliosa pagina di Turgenev che si legge nelle sue Memorie di un cacciatore (1852) si parla di circolo e di circoli, di gruppetti di cosiddetti amici che esercitano, anche senza sembrare, un controllo asfissiante, ricattatorio e vizioso sui singoli. Non so se ci siano ancora gruppetti di cacciatori, ma ci sono gruppetti di ciclisti o motociclisti della domenica, di giocatori a carte o tennisti, o calciatori amatoriali, o perfino di scrittori e intellettuali in carriera. Nella Russia del secondo Ottocento c’erano le conventicole ideologiche di nichilisti e le sette rivoluzionarie che si allenavano a compiere azioni indegne, anche delittuose, con cui ricattarsi a vicenda. Ne parla Dostoevskij negli Indemoniati, potenziali terroristi e più tardi bolscevichi.
Ma per farmi capire un po’ meglio non posso riassumere con parole mie quello che pensava Turgenev, devo citarlo quasi integralmente:
“Che cosa ci trovo di terribile in un circolo? Ecco che cosa: il circolo è la morte dello sviluppo autonomo; il circolo è un vergognoso surrogato della società, è una fiacca e indolente convivenza gomito a gomito, alla quale si attribuisce uno speciale significato e una identità di vita intelligente. Il circolo sostituisce la conversazione con le disquisizioni, addestra all’eloquenza improduttiva, distoglie dal lavoro solitario e benefico, inculca il prurito della letteratura, priva l’anima della freschezza e dell’energia originaria. Il circolo è falsità e noia sotto il nome di fratellanza e amicizia; un cumulo di fraintendimenti e di finzioni con il pretesto della sincerità e della partecipazione; presupponendo il diritto di ciascun compagno di ficcare in qualunque momento le mani sporche nell’interiorità di un altro, nel circolo non c’è nessuno che conservi per sé un piccolo spazio incontaminato. Nel circolo ci si inchina al vuoto cialtrone, al presuntuoso saputello, a chi è invecchiato precocemente. Si porta in palmo di mano il poeta senza talento ma con idee recondite. Nel circolo, giovincelli di diciassette anni parlano in tono saccente e malizioso di donne e di amore. Nel circolo fiorisce la falsa eloquenza. Nel circolo ci si sorveglia l’un l’altro come poliziotti e peggio (…) Oh, circolo! Tu non sei un circolo: sei un cerchio incantato nel quale più di una brava persona finisce e scompare”.
Quanto a circoli, Turgenev doveva saperne molto per esperienza personale, perché in Russia, per tutta la vita, fu accusato di scarsa determinazione e in più di essere vissuto soprattutto in Europa. A Parigi fu lui a far conoscere la letteratura russa ma quanto a sé stesso non ebbe fortuna né da vivo né da morto. Lo giudicavano e lo condannavano sia i radicali russi suoi contemporanei che i futuri esteti russi: nei loro circoli non fu mai apprezzato. E perciò scrisse: “La massa segue chi crede, chi mostra passione e si entusiasma per l’idea alla quale serve, anche se questo servizio è pazzia. La massa non segue mai chi si occupa dell’infruttuosa autoanalisi”.
Già, Turgenev si sentiva più vicino all’oscillante e svogliato personaggio di Amleto, che all’appassionatamente cieco Don Chisciotte.
E i circoli di oggi? Ci sono e non sono diversi da quelli di ieri. Anche molti talk show televisivi sembrano proprio circoli, a cominciare da quello di Gruber. Ma sono i social a “fare circolo” più occultamente e pericolosamente. Fanatismi, ricatti, falsità, incitazioni alla violenza e perfino istigazioni all’omicidio e al suicidio. I social media sono il più diffuso, tossico ed efficiente circolo antisociale mai attivo. Ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, chi entra nei circoli dei social non si illuda di poter conservare la propria integrità e autonomia.



