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Italy’s Got Style, la boutique di e-commerce della Bocconi che fa felici i ricchi consumatori arabi

I jeans Trussardi ma anche le scarpe Filippo Gabriele o i foulard di seta della giovane siciliana Carla Caroli. Per fare shopping di moda made in Italy i consumatori arabi possono da qualche giorno cliccare direttamente sul sito web Italy’s Got Style

17 Dicembre 2015 alle 06:15

I jeans Trussardi ma anche le scarpe Filippo Gabriele o i foulard di seta della giovane siciliana Carla Caroli. Per fare shopping di moda made in Italy i consumatori arabi possono da qualche giorno cliccare direttamente sul sito web Italy’s Got Style. Start up incubata dall’Università Bocconi attraverso Speed Me Up, è un portale di e-commerce interamente dedicato al mondo arabo: disegnato in lingua araba e operativo in valuta locale, punta a intercettare sul web l’emergente middle class amante dello stile italiano. Nei prossimi cinque anni l’e-commerce arabo passerà dagli attuali 15 a 65 miliardi di dollari con il 40 per cento degli acquirenti in cerca di prodotti di alta qualità.

 

L’e-boutique è diventata operativa proprio pochi giorni fa, il 14 dicembre, sebbene ancora in fase di prova. Il debutto, previsto originariamente per novembre, è stato ritardato da problemi legati ai pagamenti online. La scarsa digitalizzazione delle transazioni è una delle maggiori sfide che si incontra nei paesi arabi: i casi di truffe sono diffusi e ancora in pochi pagano online. Tant’è che il fondatore di Italy’s Got Style, Imad El Kanj, 34enne libanese arrivato nel 2005 in Italia per studiare marketing all’Università Bicocca, ci ha messo due anni, tra il 2013 e il 2015, per risolvere le questioni logistiche e mettere in piedi la struttura societaria. “La difficoltà principale – dice al Foglio Imad – era che gli arabi pagano cash alla consegna, usano poco le carte di credito perché non si fidano. Per rispettare le norme sul trasferimento di soldi, i pagamenti devono però essere raccolti da una società araba, non italiana, e quindi era necessario trovare investitori locali”. Come prevede la legge del posto. “Cercavo – dice ancora Imad – persone aperte mentalmente, che hanno studiato all’estero, per non avere conflitti culturali nel modo di fare business. Gli arabi sono generalmente più veloci degli italiani, quando investono si aspettano risultati in pochi mesi e ragionano in termini di profittabilità. Nell’e-commerce i profitti sono pochi ma si crea un altro tipo di valore, per esempio un database e una lista clienti, da cui possono nascere altri tipi di servizi”. Oggi Imad detiene il 57 per cento della start up, il resto è diviso equamente tra due investitori sauditi e la componente italiana, l’imprenditore Angelo Carrara, l’azienda  di consulenza e-commerce FiloBlu e gli altri giovani cofondatori (il 36enne di origine camerunese Cedric Foko e la 33enne Valeria Bortone).

 

 

La storia del fondatore Imad El Kanj

La sfida culturale è stata la chiave di volta che ha portato Imad verso Italy’s Got Style. “Dopo la specializzazione in Cattolica – dice Imad – sono andato a Firenze per uno stage. I colleghi mi chiedevano consigli per le mogli, artigiane nella moda che, in piena crisi del 2008, volevano provare a vendere in medio oriente. All’inizio ho lasciato perdere ma, una volta tornato a Milano, resomi conto che era quasi impossibile trovare lavoro, mi sono reinventato proprio come consulente per le aziende che volevano vendere in medio oriente. La barriera non è la lingua, tutti parlano inglese, ma l’approccio di negoziazione. Il segreto è non farli annoiare, gli arabi passano da un argomento all’altro in una stessa conversazione, sono più veloci rispetto agli italiani”.

 

Nei suoi viaggi Imad si è però accorto che nei grandi mall si passava dai marchi di estremo lusso come Dior alla moda accessibile di Zara e H&M. Nel mezzo il vuoto: non si trovavano i brand che, come in Italia, si riferivano alla fascia medio-alta della clientela. Perché non portare i prodotti artigianali della qualità made in Italy in medio oriente tramite l’e-commerce? Questa poteva essere la soluzione alle numerose richieste delle artigiane fiorentine incontrate durante il suo stage. Eppure l’obiettivo non si è rivelato a portata di mano. “Gestire i piccoli artigiani è difficile – dice Imad – sono poco strutturati. Durante i nostri test di vendita, un artigiano che doveva produrre tre borse ci assicurò di averle già consegnate al corriere. Dopo un po’ ci rivelò che non era riuscito a produrle, creandoci problemi con i clienti che le avevano comprate ma non ricevute. Abbiamo così deciso di spostarci su brand medi e più strutturati”. Oggi Italy’s Got Style ha accordi con circa 50 marchi italiani e, una volta finita di sviluppare la piattaforma web a metà 2016, partirà la fase di marketing. “Puoi scrivere che siamo alla ricerca di personale? – dice Imad – ci servono persone del customer care, nell’art direction e nell’e-commerce della moda”.

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