cerca

Il macchinario che individua le cellule tumorali per curarle e il braccialetto che dà le medicine

2 Luglio 2015 alle 06:18

Da dove vengono le idee d’impresa? Da un’esigenza reale, e alla loro origine si possono trovare la ricerca e l’esperienza maturate in campo lavorativo o personale. Nella medicina una delle sfide più grandi è la ricerca di una cura efficace contro i tumori. L’esigenza e l’esperienza maturate in anni di ricerca s’incontrano in questa startup, CytoFind Diagnostics. L’idea è nata da un progetto del professore Giacinto Scoles con la collaborazione di due medici, Fabio Del Ben e Matteo Turetta, e del professore Wilhelm Huck. Il progetto aveva come obiettivo lo studio delle cellule tumorali per lo sviluppo di terapie oncologiche mirate. Mirate perché la tecnologia disponibile è ancora molto costosa, poco sensibile e limitata dall’utilizzo di anticorpi. Inizialmente, lo studio era incentrato sull’analisi delle cariche di membrana delle cellule tumorali. Dopo svariati tentativi, però, la ricerca non stava producendo risultati significativi. A Fabio è venuta allora l’idea di condurre analisi sul metabolismo delle cellule tumorali, con l’obiettivo di individuarle dal modo in cui si comportano, in particolare da come gestiscono i nutrienti. Esse infatti assorbono grandi quantità di glucosio ed espellono acido lattico, quindi, nell’ambiente intorno alla cellula si registrano bassi livelli di pH. Fabio e Matteo spiegano: “Analizzare le cellule tumorali è importante per vari motivi: predicono la comparsa di metastasi, informano il clinico sull’efficacia della terapia e soprattutto possono indicare quale terapia utilizzare. Studiare queste cellule potrebbe portare alla creazione di una medicina personalizzata e mirata al singolo paziente. Inoltre, per condurre l’indagine è sufficiente un semplice prelievo di sangue, senza dover ricorrere alla biopsia”. L’intuizione si è dimostrata vincente: i ricercatori hanno imparato come rilevare ed estrarre le cellule tumorali dal sangue, hanno creato un prototipo funzionante del macchinario necessario per questo tipo di analisi e il software per interpretare i dati. Così nel dicembre 2014 è stata fondata la start up, ed è stato depositato il brevetto italiano, esteso a stadio PCT internazionale. Quest’analisi innovativa comporta diversi vantaggi. Non è vincolata al tipo di cancro, potendosi applicare in tutti i casi, isola cellule vive e non marcate e infine ha un costo altamente competitivo e sostenibile, quindi, dal Servizio sanitario nazionale. Il lavoro di CytoFind Diagnostics si svilupperà ora in varie direzioni. La prima sarà la creazione di una versione commerciale del macchinario e, a questo scopo, Matteo e Fabio si stanno mettendo in contatto con diverse ditte per la costruzione e la distribuzione di macchinari in serie, ricercando possibili partner nel mercato sia europeo sia americano. Le ulteriori fasi saranno indirizzate verso la validazione clinica, con l’approvazione da parte della Europe Medicine Agency e successivamente della Food and Drug Administration americana. I finanziamenti finora ricevuti provengono dall’Unione Europea, un grant di ricerca “proof of concept” di 150 mila euro e dal centro di riferimento oncologico di Aviano per la validazione medica del metodo. Infine, la ricerca è inserita nel programma d’incubazione start up FVG ed è finalista al premio della Royal Society of Chemistry Emergent Technologies di Londra.

 

Di tutt’altro genere, ma sempre da un connubio tra esigenza pratica ed esperienze personali è nata MEMiO. Il dispositivo è sostanzialmente un portapillole che eroga i farmaci necessari nel momento in cui devono essere assunti. Musarò Roberta, ceo di MEMiO, spiega al Foglio: “Il nostro obiettivo è quello di aumentare l’aderenza alle terapie mediche soprattutto nelle persone anziane che, per oltre il 60 per cento, non seguono correttamente le cure prescritte dal medico”. Il kit è composto dal portapillole, dotato di 8 scomparti diversi ognuno per un farmaco differente, un braccialetto che emettendo segnali acustici funge da promemoria e un’app, in versione sia web sia mobile, che permette di pianificare la terapia medica e di modificarla in qualsiasi momento. Il 20 maggio a Firenze il progetto MEMiO ha vinto l'edizione di InnovAction Lab 2015, ed è attualmente portato avanti da Lorenzo Del Zozzo, Manuel De Iuliis, Lorenzo Renzi e Roberta Musarò. Il portapillole e il braccialetto saranno disponibili entro la metà del 2016 presso farmacie, presidi sanitari e sul proprio sito web www.memiopill.com a un prezzo indicativo di 150 euro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi