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Tutto quello che c’è da sapere sui playoff Nba
Dagli Oklahoma City Thunder campioni in carica all’arrembaggio di Los Angeles Lakers e Boston Celtics. Una guida

Foto di David Zalubowski per AP Photo via LaPresse
Tutti a caccia dei Thunder. Forse pure i Thunder stessi, vista la loro muscolare regular season: sabato iniziano i playoff e la Nba inizia a fare sul serio. Tra fresche sorprese e storiche inseguitrici, il grande basket è pronto per lo sprint a 16 verso l’Anello che ogni anno però s’arricchisce di nuove miscele. Il genio di Jokic, la costanza di Shai, l’aura del duo Doncic-James a Ovest. Il ritorno di Tatum, l’exploit dei Pistons, il playmaking di Brunson a Est. Chi conquisterà il titolo? La prima palla a due scatterà a Cleveland e ci accompagnerà per i prossimi due mesi.
I playoff della Western Conference
Il tabellone più duro, sbilanciato verso il talento dei singoli. La squadra da battere è Oklahoma e non solo perché è campione in carica: gioca un signor basket, ha chiuso con il 78 per cento di vittorie – record stagionale –, può contare su un roster giovane e profondo. E soprattutto su un Gilgeous-Alexander in formato Mvp: mai – ribadiamo, mai – al di sotto dei 20 punti realizzati nelle 69 occasioni in cui è sceso in campo. Riuscire a fermarlo è un rebus, a partire da chi tra Phoenix e Golden State affronterà i Thunder al primo turno: il basket non è una scienza esatta, ma le speranze dell’outsider sono ridotte al lumicino. Più equilibrato il confronto fra Lakers e Rockets: se gli ultimi mesi della passata stagione erano stati un rodaggio incerto, questo 2025/26 ha segnato la consacrazione dell’assetto gialloviola trainato dall’estro di Luka e LeBron. Con il secondo – per ragionevoli questioni d’età – a centellinare le energie, a vantaggio della leadership del primo. Houston ha fatto vedere ottime cose, non dà punti di riferimento – o meglio, ne sfrutta tanti, da Durant a Sengun – e ha una tenuta mentale da grande squadra. Ma forse parte leggermente indietro nella serie.
L’altro ramo vede il ritorno di fiamma di San Antonio nella post-season: un digiuno interrotto dopo sei anni, grazie alle giocate fenomenali di Wembanyama che hanno permesso agli Spurs di chiudere col secondo posto a Ovest. Squadra giovane, costruita per il futuro, ma con almeno le semifinali di Conference nel mirino: i Blazers loro avversari hanno sgambettato Phoenix a domicilio nel play-in, ripetere l’impresa al meglio delle sette avrebbe del clamoroso. Chi vince se la vedrà contro un’avversaria in ogni caso più avvezza a queste latitudini: i Nuggets di Jokic oppure i Timberwolves di Edwards, nella riedizione della serie del 2024. All’epoca Minnesota ebbe la meglio su Denver campione in carica, al termine di una spettacolare contesa chiusa in trasferta sul 4-3. Oggi non è più lo squadrone di allora, ma per caratteristiche e mismatch nei singoli è il tipo di compagine che può mettere in difficoltà la potenza di fuoco di The Joker e compagni.
I playoff della Eastern Conference
Rispetto a un anno fa sarà tutto diverso, anche per la semplice assenza dei Pacers finalisti Nba nella scorsa edizione. E per la prima volta dopo anni di gerarchie definite – anche se non sempre rispettate – è difficile intravedere una griglia di partenza. Numeri alla mano si annovera la fantastica stagione di Detroit – from zero to hero, da squadra materasso a miglior performer dell’area atlantica: 60 vittorie su 82. Belli a vedersi, entusiasmanti, talentuosi, questi Pistons spingono sull’estro appena svezzato di Cade Cunningham e Jalen Duren. Negli ultimi mesi è bastato per mettere al tappeto avversarie molto più quotate. Ma i playoff sono un’altra cosa: dopo una fra Orlando e Charlotte al primo turno – e già coi Magic sarebbe un incrocio insidioso – il fattore inesperienza potrebbe farsi sentire. Sogna il colpaccio allora Cleveland, che intravede un buon viatico sul proprio ramo del tabellone: a proposito di basket vissuto, negli ultimi anni Mitchell e compagni hanno imparato a proprie spese quanto sia dura la post-season. Ora – infortuni permettendo, diversi al momento – potrebbe essere l’occasione giusta per capitalizzare. Il loro cammino parte dai Raptors, di ritorno ai playoff dopo tre stagioni: l’innesto di Brandon Ingram si è rivelato proficuo, nelle prossime gare non avranno nulla da perdere, a patto di non arrivarci già appagati.
Si prospettano più equilibrate del previsto le altre due sfide. Boston ha dimostrato un carattere da big, che le ha permesso di conquistare il secondo posto a Est nonostante il lungo stop di Tatum: rientrare a regime dopo la rottura del tendine d’Achille è una mazzata per tutti, ma Jayson è un campione e in queste prime uscite ha già ribadito di fare sul serio. Se sparring partner e seconde linee saranno all’altezza, i Celtics vantano senz’altro il bagaglio cestistico più ampio dell’intera Conference. Proverà a sorprenderli Philadelphia, trascinata da Embiid e Maxey di nuovo su livelli di rendimento dei tempi migliori: potrebbe bastare per allungare la serie fino a gara-6 e lì giocarsi il tutto per tutto. L’ultimo incrocio vede New York contro Atlanta. I primi partono favoriti, ma attenzione: con Mike Brown in panchina, Brunson e soci hanno guadagnato punti nelle mani sacrificando però quella difesa che li aveva portati in auge con Thibodeau, mentre gli Hawks – alla loro miglior annata dal 2016 – danno la sensazione di crederci fino in fondo. A tal punto che, pur di pescare i Knicks al primo turno, hanno scelto di perdere l’ultimo match di regular season contro Miami. Vediamo se la strategia dei ragazzi di Quin Snyder – senza più Trae Young, passato a Washington – darà i suoi frutti. Il bello dei playoff è che occorre arrivare alla sirena per scoprirlo. Talvolta per sette partite di fila.



