LeBron è ancora la luce da seguire nella penombra dei Lakers

Senza Doncic e Reaves, i gialloviola si aggrappano a un James da quasi tripla doppia per sorprendere Houston in Gara 1: esperienza e letture battono atletismo e inesperienza, ma la serie resta apertissima

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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:55 PM
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LeBron James a canestro in Gara-1 contro gli Houston Rockets (foto Mark J. Terrill per AP Photo via LaPresse)

Stavano già suonando le campane a morto per i Los Angeles Lakers: fuori Luka Doncic, fuori anche Austin Reaves, una squadra destinata ad affrontare almeno il primo turno di playoff Nba senza i due principali creatori di gioco dal palleggio. Una mazzata ritenuta unanimemente troppo forte da assorbire anche al cospetto di una squadra indubbiamente forte ma disfunzionale come gli Houston Rockets. Ci si era dimenticati di un ragazzino di 41 anni chiamato a quella che potrebbe essere l’ultima cavalcata di una carriera leggendaria. LeBron James si è messo al lavoro e così, complice anche l’assenza di Kevin Durant dall’altra parte, ha esposto tutte quelle che sono le lacune dei Rockets, una squadra costretta dall’inizio dell’anno a giocare di fatto senza una point guard effettiva, dal grande impatto fisico ma ancora debole quando si tratta di leggere il gioco.
LeBron ha sfiorato la tripla doppia, e fin qui quasi non fa notizia: una serata da 19 punti, 13 assist e 8 rimbalzi, che per altri sarebbe da incorniciare, per il Prescelto è praticamente ordinaria amministrazione. Si è messo al servizio di tutti i compagni, regalando appoggi semplici ai lunghi e tiri con metri di spazio agli esterni, esaltando la serata di grazia di Luke Kennard, che da quando è arrivato a Los Angeles a stagione in corso è diventato imprescindibile. Alla fine del primo quarto, James era già a quota 8 assist: “Quando ti manca così tanta potenza di fuoco, ed è il nostro caso visto che siamo senza Doncic e Reaves, tutti devono fare il loro lavoro abituale e anche un pizzico in più: è necessario proteggersi l’uno con l’altro offensivamente e difensivamente, e penso che ci siamo riusciti”, ha detto LeBron a fine gara, con i Lakers avanti 1-0 in una serie che si prospetta comunque ancora lunga e difficile per i gialloviola, ma certamente non segnata come si credeva alla vigilia. Houston ha tirato male e si è fatta portare a spasso dai Lakers nella sua metà campo, pagando uno scotto enorme soprattutto sotto il profilo della conoscenza del gioco: mentre Los Angeles eseguiva, guidata da James, i super-atleti dei Rockets mostravano tutta la loro disabitudine alle sfide di questo livello. E così i Lakers si sono messi in tasca una partita in cui hanno concesso ben 21 rimbalzi offensivi a Houston (assoluta specialità della casa, nonostante l’infortunio di Adams) e preso solamente 66 tiri dal campo: è il dato più basso a livello Nba delle ultime tre stagioni.
Già la Gara 2 di stanotte, con Durant che sembra ancora in forte dubbio per la sfida, dirà molto sul futuro della serie, prima del trasferimento a Houston previsto per Gara 3. Non a caso, LeBron ha predicato calma: “I playoff sono fatti di parziali, di ostacoli, di alti e bassi: bisogna rimanere equilibrati ed eseguire il piano partita. Il mio compito sarà mettere i compagni nelle condizioni migliori, che si tratti di attaccare il ferro o di un catch-and-shoot: sapevamo che senza Luka e Austin il nostro attacco doveva cambiare completamente, abbiamo lavorato molto su cosa fare sul parquet”. E poi ha lasciato lì una frase che suona quasi da monito nei confronti dei Rockets: “Una volta in campo, si tratta di leggere e reagire. Ho vissuto ogni tipo di situazione possibile in carriera. Non c’è nulla che possa sorprendermi”.