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Il calcio ha bisogno di un Grimsby che elimina lo United 

Jack O'Malley

Anche in Turchia hanno capito che ormai Mourinho è finito. D’altra parte era tornato in Italia

Qualcuno salvi il Manchester United. Mi rendo conto che questo è un appello vuoto quasi quanto quelli di Ursula von der Leyen a Putin, ma davvero non è più possibile vedere i Red Devils ridotti al livello di un Milan qualunque. L’immagine di Ruben Amorim che, sotto 2-0 contro il Grimsby Town nella partita di League Cup poi persa 14-13 ai rigori, guarda confuso e affranto la sua lavagnetta spostando magneti in cerca della mossa giusta per battere una squadra di quarta divisione, è già iconica. Quella sconfitta però è servita a ricordarci che cosa dovrebbe essere il calcio, in un momento in cui ci si affanna per trovare nuovi spettatori in ogni angolo del mondo vendendo loro un prodotto sempre più annacquato (il nuovo maxigirone di Champions League già mi annoia tantissimo), in cui si fanno gli acquisti con gli algoritmi e le maglie da calcio prima che belle e rispettose della tradizione sono ecosostenibili. 

La partita dell’altra sera è stata una gloriosa evocazione di tutto ciò che un tempo era grande, e forse lo è ancora, del calcio di coppa britannico. In un vecchio stadio pieno di tifosi chiassosi e meravigliosamente maleducati, Davide ha battuto Golia giocando con un’intensità furiosa in un clima british magnificamente fuori stagione

Che cosa sarei io se non avessi la mia bionda e il mio brandy, che cosa sarebbe il calcio se non ci fossero le storie, e soprattutto storie come quella di un Grimsby che batte il Manchester United al termine di una serie assurda di calci di rigore dopo essere stato raggiunto sul pareggio al 90esimo? Al tifoso servono imprese che fortifichino l’orgoglio locale, servono eroi e cattivi, ha scritto Philip Patrick sullo Spectator, e il Manchester United è il cattivo perfetto. 

Cattivo quasi quanto José Mourinho, fresco di esonero dal Fenerbahce, dove in poco più di una stagione ha sciorinato tutto il solito repertorio di frasi motivazionali, polemiche, complottismi, sceneggiate in campo e fuori. Ormai non gli basta più, hanno mangiato tutti la foglia: lo Special One ha fatto il suo tempo, che fosse un allenatore finito lo si era capito quando è venuto in quel grande cimitero degli elefanti che è la Serie A (vero Vardy?). Ora minaccia di volere allenare una Nazionale, auguri a chi lo sceglierà. E auguri ai colleghi giornalisti che dopo la prima giornata di campionato hanno già stabilito quali squadre sono fortissime e quali falliranno basandosi su un solo risultato, dimenticando la regola aurea secondo la quale il calcio d’agosto conta quanto i suggerimenti di Sarri per la campagna acquisti della Lazio. Mi sembrano più confusi di quelli che si sono indignati per gli insulti razzisti a Semenyo durante Liverpool-Bournemouth da parte di un tifoso, per poi scoprire che il tifoso era un disabile in sedia a rotelle e quindi, nel cortocircuito delle minoranze, hanno smesso di parlarne. 
 

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