L'ex allenatore del Fenerbahçe José Mourinho (foto Ap, via LaPresse)

in Turchia

L'esonero giusto e inaspettato di José Mourinho al Fenerbahce

Marco Gaetani

In Turchia era arrivato il 2 giugno 2024 con due obiettivi: tornare campioni di Turchia, traguardo che manca ormai dal 2014, e soprattutto rimettere il naso in Champions League. Li ha falliti tutti e due

Come certi piromani che si lasciano prendere la mano e finiscono per farsi male, José Mourinho è rimasto ferito dall’incendio che egli stesso aveva provato a creare. Non è la prima volta, non sarà l’ultima, ma a questo punto viene da chiedersi dove e per conto di chi potrà andare a soffiare sul fuoco. Al Fenerbahçe sembrava avesse trovato l’ambiente ideale: una piazza da riportare alla vittoria, potendo però contare sulle finanze sterminate di Ali Koc, all’interno di un contesto – inteso come calcio turco – che ha potuto contare su un supporto statale nemmeno troppo velato. Gli obiettivi erano due: tornare campioni di Turchia, traguardo che manca ormai dal 2014, e soprattutto rimettere il naso in Champions League.

Mourinho ha fallito entrambi, saltando per due anni di fila al preliminare, contro il Lille un anno fa e contro il Benfica quest’anno, e non è andato nemmeno vicino alla vittoria del campionato, secondo a distanza siderale dal Galatasaray. In mezzo ci ha messo tutta la retorica che gli appartiene: la lotta del più debole contro il Gala identificato come il club del potere calcistico turco, provando a mascherare da underdog una società che aveva scelto di corrispondergli oltre 10 milioni di euro netti a stagione, cifre che in Italia lo posizionerebbero davanti a tutti gli altri allenatori. Ha chiuso due mercati in netto passivo (rosso di oltre 80 milioni sommando le due sessioni), ma il gap con il Galatasaray, invece che ridotto, è aumentato, con i campioni di Turchia che in estate sono riusciti a fare follie sul mercato anche grazie alla qualificazione in tasca per la League Phase della Champions League, quella che Mourinho ha visto sfumare con un doppio confronto con il Benfica nel quale il Fener non ha minimamente provato a giocare a pallone, calcio straziante all’andata (giocata per 20 minuti in superiorità numerica) e al ritorno, nel tentativo, sistematicamente fallito, di portare la doppia sfida ai rigori.

Eppure, in una lunga e recente intervista, preparava già il terreno per il futuro: “Tornerò sicuramente in Portogallo. Ho potuto, e anche quest’anno avrei potuto farlo, allenare una Nazionale di quelle buone. Ma penso che per me sia normale allenare il Portogallo. Vorrei partecipare a un Mondiale e penso che dovrebbe succedere da allenatore del Portogallo”. Sembra un destino già scritto, magari da compiere dopo il prossimo Mondiale. E c’era anche chi lo aveva suggerito per la Nazionale azzurra al momento dell’addio di Spalletti, ritenendolo, forse non a torto, il più italiano degli stranieri.

La notizia dell’esonero da parte del Fenerbahçe è arrivata un po’ di sorpresa, alla vigilia del sorteggio della League Phase di Europa League che avrebbe anche potuto riservargli un incrocio con la Roma. Sui canali social del club ci sono tifosi che esultano, altri che adesso chiedono anche la testa di Ali Koc, l’uomo che ha puntato tutto su Mourinho ottenendo ben poco in cambio. All’orizzonte ci sono le elezioni per la presidenza e la mossa dell’esonero potrebbe anche essere un modo per salvarsi, anche se la riconferma sembra alquanto complessa. A Mourinho, ormai, non interessa più. Serve un’altra piazza da incendiare, un trofeo da provare a vincere, un’utopia da rincorrere. Il giochino ormai fatica a funzionare, ma saremo lì a guardarlo, ancora una volta, pensando che con lui, in fondo, tutto è possibile, anche se il cilindro del mago sembra consumato dal tempo.

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