Max Biaggi (foto LaPresse)

Il Foglio sportivo

C'è un Mondiale oltre la Ducati, Biaggi spinge l'Aprilia. Intervista 

Umberto Zapelloni

Il quatto volte campione del mondo della 250 prevede un distacco ridotto in MotoGp. "Siamo sicuri di aver lavorato bene. E durante l’anno potremo migliorare ancora", dice Max Biaggi

C’è stato un periodo in cui Super Max era lui e non quello che sta dominando la Formula 1. Biaggi è stato Super Max quando ha vinto quattro mondiali 250 di fila dal 1994 al 1997. Giusto trent’anni fa. A vederlo sembrerebbe ancora in attività. “Ho una vita sana. Corro, scio e brucio tanto. Non ho una forma esasperata come quando correvo, ma mi piace vincere ancora qualche sfida e tenere lontana la trifoletta, la pancetta che dopo i cinquanta comincia a farsi largo”. A giugno compirà 53 anni, l’ultimo Mondiale Superbike lo ha vinto nel 2012, poi dopo tre anni è tornato in sella ed è finito ancora sul podio con dei piloti che avevano quasi vent’anni in meno. Lì ha deciso di smettere. “Mi sono guardato attorno e ho capito di dover voltare pagina. Con la testa capisci che non puoi più continuare a certi livelli. Il corpo vorrebbe ancora, ma la testa per fortuna ti fa capire che è arrivata l’ora e ti calmi un po’”. Comunque ha vinto l’ultimo Mondiale a 41 anni. Qualche consiglio a Hamilton? “Direi che proprio non ne ha bisogno. E poi basta che chieda ad Alonso che va ancora come una spia”.

   

Foto Ansa
  

Tre anni fa, poi, stufo di stare fermo, si lanciato nell’avventura della Voxan Wattman elettrica arrivando a toccare i 470 orari in Florida, al Kennedy Space Center. “È stata l’ultima follia… credo almeno possa essere l’ultima anche se con me mai dire mai. Avevo bisogno di un po’ di adrenalina. Dopo i 430 all’ora l’occhio non vede più nitido come prima, vedi tutto un po’ pixellato in lontananza e ti rendi conto della forza della velocità anche per tutti i vortici d’aria che ti si creano dietro il casco. Senti forze pazzesche che rischiano di farti deragliare… Andavo incontro all’ignoto con un po’ di preoccupazione…”. Paura no. Quella non l’ha mai provata. In compenso ha paura a mettere sul motorino i suoi figli, Ines che ha appena compiuto 14 anni e Leon che li farà a dicembre. Le avranno chiesto il motorino? “Nì. Per ora hanno ottenuto la bicicletta. Mio figlio lo tengo lontano dalle moto. Lo faccio giocare a basket. Da genitore ho paura. Ero tanto coraggioso da pilota, quanto sono timoroso ora per i miei figli. Sono ansioso anche quando escono in bicicletta”. E dire che i ragazzi vivono con la mamma (Eleonora Pedron) a Monaco, a cinque minuti da casa di Max. “Sono giovani, hanno tanto da imparare dalla vita e cerco di proteggerli cercando di non essere troppo oppressivo”. Chi l’avrebbe mai detto. Super Max papà apprensivo. Eppure lui, dopo averci provato con il calcio di cui resta tifosissimo della Roma è salito in moto e non è quasi più sceso. Ha avuto anche la tentazione delle quattro ruote quando nel 1999 Montezemolo gli fece provare la Ferrari di Schumi: “Ho dei ricordi molto nitidi anche se sono passati 25 anni. La mia prima volta su un’auto non solo su una Formula 1. Ho fatto 60 giri a Fiorano il 2 gennaio con 2/3 gradi sull’asfalto, la macchina che sgommava. Ricordo un abitacolo pieno di bottoni che ho dovuto imparare al volo. Non è stato semplice, ma alla fine ho fatto anche dei bei tempi, come quelli di Herbert che il giorno prima aveva girato con la Sauber e avevo 80 chili di benzina e tutto il carico aerodinamico possibile. Però avevo capito che sarebbe stato duro adattarsi, che andare forte sul giro è una cosa, ma poi la battaglia ruota contro ruota in pista è un’altra cosa, dovresti allenarti, farlo con gradi e non c’erano tempo e possibilità. Sarebbe stato fantastico per me e la gente, ma era un salto nel buio”. Senza rimpianti. “Montezemolo mi disse: Max la Ferrari è casa tua, vieni quando vuoi a fare altre prove. Ma non ne approfittai”.

La gara più bella sua vita? “E chi se la ricorda?”. Va bene che non ne ha vinte poche (42 nel Motomondiale e 21 in Superbike), ma una ci sarà. “Nel 2000 a Phillip Island con la Yamaha. Eravamo in 5/6 in lotta per vincere e all’ultimo giro ho bruciato in volata Capirossi e Rossi. Bella, proprio bella”. Quella da rifare, se potesse? “Welcom 2004, la gara d’apertura, quando non ho realizzato che eravamo all’ultimo giro. Avrei avuto qualcosa di più da dare, ma quando me ne sono reso conto mancavano poche curve… se no, chissà, magari Rossi lo battevo”. A proposito di Vale, come vanno oggi i rapporti? Un’altra domanda please. Erano e restano due caratteri diversi che prendon fuoco facilmente come in quella canzone di Celentano. Bei tempi quando anche noi avevamo i nostri Senna e Prost. Certi litigi mancano un po’: “I tempi sono cambiati, oggi è tutto in piazza con i social. Vedo tutti un po’ timorosi, temono di creare frizioni e si fermano ad abbracci, saluti, pacche sulle spalle. Fuggono le polemiche. Credo che non sia più conveniente litigare…” Ma basta parlare di passato. Oggi Biaggi e a Doha dove sta per ripartire il Mondiale. È ambassador Aprilia, la casa che prima lo ha fatto diventare campione, poi lo ha tradito (e lui ha vinto con la Honda l’ultimo Mondiale) e alla fine lo ha ripreso per dominare la Superbike. Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, per sfruttare un’altra canzone. “Max Biaggi sta all’Aprilia, come l’Aprilia sta a Max Biaggi. Siamo una cosa sola, indivisibili. La mia storia con quest’azienda è davvero unica. Siamo stati sul tetto del mondo dove mai erano arrivati prima. Abbiamo dominato in un periodo in cui l’Aprilia invadeva il mercato con i suoi scooter. Poi scelte manageriali poco esatte ci hanno allontanati. Però poi ci siamo ritrovati…”. Riusciranno i nostri eroi a battere la Ducati? “Il gap sembra un po’ più ridotto rispetto a Ducati. L’Aprilia è certamente migliorata, quanto lo scopriremo fin dalla prima gara. Inutile fare proclami, lo abbiamo visto anche con la Ferrari che pensava di essere più vicina alla Red Bull. Certo Ducati come Red Bull non perde tutto il vantaggio in un anno, ma magari abbiamo ricucito un po’. Siamo sicuri di aver lavorato bene. E durante l’anno potremo migliorare ancora”.

Parliamo un po’ di piloti.Marquez è sempre stato un funambolo. Difficile trovare qualcuno a cui non piaccia. Se non ci lascia travolgere dal tifo, credo che la sua tecnica e la sua spettacolarità siano indubbie. È il pilota da guardare. Ma mi piace anche Martin che mi sembra un Marquez più giovane. Esplosivo, reattivo, con qualche errore di troppo. Ma se parte bene può stare lì davanti”. E Pecco? “Due Mondiali non si vincono a caso. Se li è meritati. È consistente, nei momenti decisivi non sbaglia. Adesso diventerà sempre più complicata perché nel plotone Ducati sono tanti quelli che possono vincere. Non tocca a me dire se sono troppe, mai… però anche noi ne abbiamo quattro praticamente ufficiali e speriamo di infilarci tutti i weekend tra le prime sette. Espargaró è consistente, porta a caso il risultato. Viñales è un talento, ma non riesce mai a concretizzare. Gli è mancato sempre il momento, magari anche un po’ di fortuna. Poi abbiamo Oliveira, uno che ha già vinto e Fernandez che è veloce e questo potrebbe essere l’anno della consacrazione. Mi spiace non ci siano italiani, ma non è facile avere un italiano che magari guida già una moto vincente. Ci piacerebbe avere un italiano forte, ma per ora non ci sono stati gli estremi per un matrimonio”.  Cominciando a vincere con regolarità tutto sarebbe più semplice.

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