Foto tratta dalla pagina Facebook di Iva Olivari

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La Croazia può contare sempre su Iva Olivari

Francesco Caremani

La team manager della nazionale croata è una figura indispensabile all'interno della Federazione. A volerla in quel ruolo fu l’allora presidente della federcalcio Davor Suker

Iva Olivari, cinquantuno anni, è la team manager della nazionale croata di calcio maschile dal 2016, prima donna a ricoprire questo incarico a livello internazionale, una storia da raccontare in un mondo di maschi, fatto su misura per i maschi, generalmente comandato da maschi. E il suo successo, oltre la longevità nel rivestire un ruolo così importante e delicato all’interno di una squadra di calcio, è dovuto proprio alla sua capacità di schivare lo sciovinismo nei suoi confronti, sia all’interno della federazione croata, dove ha iniziato a lavorare nel 1991, sia prima delle partite quando gli arbitri chiedevano se mancasse qualcuno all’appello, ma quel qualcuno era proprio lei: Iva Olivari.

 

A volerla in quel ruolo l’allora presidente della federcalcio Davor Suker, che prima di investirla si consultò con l’ex capitano Darijo Srna, ritiratosi dalla nazionale proprio quell’anno, e il Ct Ante Cacic. Una scelta coraggiosa per un ruolo delicato che Iva Olivari ha saputo interpretare al meglio, dalla scelta dei luoghi per i ritiri ai voli e agli spostamenti dei giocatori, alla figura amicale che ha sempre rappresentato per questi ultimi, dentro e fuori del campo. “La maggior parte di loro proviene da piccoli villaggi sparsi in tutta la Croazia e hanno dovuto lasciare le proprie case molto presto. Questo significa aver dovuto lasciare le madri molto presto. Non sto dicendo che sono la loro seconda madre, ma sanno che su di me possono contare”, ha raccontato Iva Olivari al New York Times. Una figura materna che è sempre stata al fianco dei calciatori della Nazionale, accompagnandoli e aiutandoli a superare gli alti e i bassi della loro vita calcistica e non: dal matrimonio ai figli, dai divorzi ad altre vicissitudini legali.

   

In Federazione ci è arrivata qualche mese dopo Ivancica Sudac – oggi il membro più longevo, a capo degli Affari internazionali e delle Licenze, facente parte di uno dei board della FIFA –, altra donna, nel 1991, agli albori, quando non c’era nemmeno un computer per scrivere. Sudac, studentessa di giurisprudenza poco interessata al pallone, è entrata nella federcalcio croata un anno prima il riconoscimento della Fifa.

 

Iva, invece, era tornata da poco dagli Stati Uniti, dopo aver tentato e rinunciato al sogno di diventare una tennista professionista, e ha risposto a un annuncio sul giornale; entrambe sono tra i membri fondatori della Hns. Hanno tradotto insieme migliaia di pagine di regolamenti sportivi internazionali e poi hanno scritto alle federazioni estere per trasmettere le richieste dei funzionari, redatte con la macchina da scrivere. Giorni duri nei quali hanno fatto il proprio lavoro, un lavoro importante che per molti, e anche per Ivancica e Iva, assumeva l’aura del dovere patriottico. Zvonimir Boban ha detto: “Per loro eravamo come fratelli e hanno servito la federazione come una famiglia”. Rujiza Biric, ex dipendente della federazione attualmente in pensione, ricorda: “Era un impegno totale e totalizzante, e ogni volta che seguivamo la nazionale sentivamo che stavamo facendo qualcosa di significativo”, scoprendo, dopo il terzo posto a Francia ’98, quanto fosse potente la diplomazia sportiva per un Paese appena nato.

 

Sono state sempre loro a rifiutare il restyling della maglia a scacchi bianco e rossa, proposto dalla Nike, ed è Iva Olivari che si preoccupa di far preparare la torta per i vari compleanni, tra cui quello di Luka Modric, torta replicata dopo la conquista della sua quinta Champions League: generalmente, quando compie gli anni e spegne le candeline, i compagni di squadra gli cantano una canzone, a maggio però è stata Iva a fare il discorso, commuovendosi, per celebrare la stella croata. Si sono conosciuti che lui era poco più che adolescente, dopo essere stato costretto a lasciare la città natale a causa della guerra e adesso è nella storia del calcio mondiale. Modric aveva solo sette anni quando Iva Olivari ha iniziato a lavorare per la federazione croata e lei è ancora al suo posto.

 

Se la guardate attentamente somiglia alla dipendente norvegese che accoglie Zalone nel film “Quo vado?”, per il rinnovo del permesso di soggiorno. Volto severo e simpatico, sopportata inizialmente perché era una bella ragazza. La ragazza che ha lasciato un segno nella federazione croata e che è diventata una figura imprescindibile della nazionale. Più volte citata in merito all’empowerment femminile in Croazia e nel mondo, ricoprendo un ruolo che prima è stato a esclusivo appannaggio maschile. Nello sfondo del suo portatile la foto di una vita: lei vestita di tutto punto che corre scalsa per festeggiare la vittoria contro l’Inghilterra che nel 2018 spalancò alla Croazia le porta della finale mondiale. Una corsa per niente banale, un esempio per tante altre ragazze come lei, che a fatica conquistano spazi che prima sembrava nemmeno esistessero, proprio come nel calcio e come nel gioco il successo, poi, è assicurato.

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