Parma Ternana del 19 febbraio 2022, Elias Cobbaut realizza il gol dell'1-2 (foto Massimo Paolone/LaPresse) 

Il giornalista ambulante davanti all'imprevedibile recita di Parma-Ternana

Paolo Nori

Ventiquattresima giornata del campionato di Serie B, tra Pennacchi, teatro, pittori russi e Mark Twain

Sabato 19 febbraio, alle 11 e 10 ho aperto lo zaino, ho tirato fuori il quaderno, il computer, le penne, i libri, ho impiazzato il mio ufficio sul primo binario della stazione di Bologna e mi sembrava di essere un peredvižnik. Nel 1863, in Russia, i migliori studenti dell’accademia delle belle arti di Pietroburgo chiesero ai loro professori di cambiare il soggetto del quadro che avrebbero dovuto dipingere per la prova d’esame a conclusione del loro lavoro in accademia; invece che un quadro dalla mitologia scandinava (Il banchetto di Odino nel Walhalla) avrebbero voluto avere la possibilità di dipingere, magari, una scena della Russia contemporanea. Al rifiuto degli accademici, i pittori decisero di non laurearsi, si costituirono in Gilda di liberi pittori e cominciarono a girare la Russia e da allora sono conosciuti come i peredvižniki, i pittori ambulanti.

  

Lì, sul primo binario, ho scritto che il giorno prima, venerdì sera, ero andato a teatro e avevo visto Pojana e i suoi fratelli, di Andrea Pennacchi; Pennacchi lo conosco ma c’eravamo visti solo online, era la prima volta che lo vedevo dal vivo; è amico di un mio amico, un grande regista che si chiama Gigi Dall’Aglio col quale, per un caso irripetibile, avevo lavorato anch’io, quindici anni fa, per uno spettacolo sulla vita di Aleksandr Vertinskij, straordinario cantante russo del secolo scorso, e mentre provavamo, al teatro Mercadante di Napoli, Gigi, quindici anni fa, era sempre molto tranquillo e molto gentile, alzava la voce soltanto per dirci una cosa: "Non recitare".

   

E l’ho detto a Pennacchi e Pennacchi mi ha detto che ogni tanto lo raccomandava anche a lui, di non recitare. E a me era venuta in mente una cosa che dicono dicesse degli italiani Orson Welles: che gli italiani recitano tutti benissimo tranne gli attori.

  

Questo, ho scritto sul binario uno della stazione di Bologna, poi è arrivato il treno. Il treno doveva portarmi a fare il giornalista ambulante a Parma in occasione della ventiquattresima giornata del campionato di Serie B, Parma Ternana. Non era messo tanto bene, il Parma; dopo aver vinto 4 a 1 col Pordenone, ultima in classifica, i giocatori del Parma, che all’inizio del campionato erano favoritissimi e che erano, adesso, tredicesimi, avevano fatto una foto nella quale festeggiavano come se avessero vinto la finale di Champions League contro il Manchester City, non la ventiduesima giornata del campionato di serie B contro il Pordenone, ultima in classifica.

   

Cioè i giocatori del Parma, magari mi sbaglio, ma secondo me erano della gente che, quando andavano in campo, un po’ recitavano. Cioè si credevano di essere i più bravi, e poi, com’era successo sia nella partita col Pordenone che in quella successiva, con la Cremonese, quando, al primo tiro in porta degli avversari, prendevano un gol, andavano un po’ in crisi.

  

Come un attore che si trova in uno spettacolo diverso rispetto a quello che ha imparato a memoria, e non sa cosa dire. E se col Pordenone (ultimo in classifica) il Parma era riuscito poi a vincere, con la Cremonese (prima in classifica) avevano invece perso 3 a 1.

  

"Cosa succederà con la Ternana, tredicesima in classifica a pari merito con il Parma?", mi ero chiesto intanto che andavo allo stadio Tardini.

  

Non sono poi stato tanto sorpreso quando la Ternana, al quarto minuto, al primo tiro in porta ha fatto gol (Donnarumma).

  

Un po’ più sorpreso son stato quando la Ternana, all’undicesimo minuto, al secondo tiro in porta ha fatto il secondo gol (Partipilo).

 

Devo dire che poi, non c’è due senza tre, mi aspettavo che, al terzo tiro in porta, la Ternana facesse il terzo gol, invece ha fatto gol il Parma (Cobbaut), e poi ha fatto un altro gol il Parma, bellissimo, Franco Vazquez.

  

Eravamo allora al ventiduesimo minuto del primo tempo, 2 a 2, e io, e tutti gli altri 4.628 spettatori del Tardini (1.021 dei quali paganti), ci aspettavamo che il Parma vincesse in carrozza. E, fino alla fine del primo tempo, il Parma aveva avuto diverse occasioni da gol solo che niente, il risultato era rimasto 2 a 2.

  

Poi cominciava il secondo tempo e attaccava solo la Ternana. E, dopo diverse occasioni da gol, facevano gol davvero (Pettinari).

 

Allora ricominciava a attaccare il Parma, e aveva diverse occasioni da gol, ma niente, quando l’arbitro fischiava la fine il risultato era ancora 3 a 2 per la Ternana.

  

Adesso bisogna dire che, da qualche anno, quando finiscono le partite, al Tardini, parte una canzone di Vasco Rossi (Io e te come nella favole) che è stato una specie di inno delle tre promozioni consecutive che hanno portato il Parma dalla serie D alla serie A.

 

E anche l’altro giorno, al Tardini, è partita la canzone e mentre Vasco Rossi cantava "Io e te come nelle favole", la curva dei tifosi del Parma gridava, ai giocatori del Parma: "Buffoni, buffoni".

   

Uno di quei momenti che ti viene da chiederti "Ma perché faccio questa cosa del giornalismo ambulante?".

   

E poi ti viene in mente la fine dello spettacolo di Andrea Pennacchi, dove c’è un vigilante che aiuta a scappare un suo collega che ha fatto una fesseria, grossa: ha ucciso uno con una presa soffocante.

  

E dice, più o meno, "Io, se uno è un mio amico, non lo lascio solo, anche quando fa una fesseria grossa".

   

E a te torna in mente quella frase di Mark Twain che dice, più o meno, "Un tuo amico sta dalla tua parte quando hai torto, perché quando hai ragione tutti, stanno dalla tua parte". E allora niente. Come diceva Ostap Bender, protagonista delle Dodici sedie, straordinario romanzo degli scrittori sovietici Il’f e Petrovci, "La seduta continua". La prossima andiamo a Pisa, prima in classifica, e quella dopo a Parma contro la Spal, quindicesima in classifica.

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